Fuga dalla casa di riposo e morte: "Si poteva evitare"

Due condanne a sei mesi, pena sospesa. Un risarcimento complessivo da 520mila euro per i familiari di Edda Donà, la donna di 65 anni che secondo le ricostruzioni si allontanò dalla struttura protetta di Villa Tamerici di Porto Viro nella notte tra il 12 e il 13 giugno del 2008, per poi venire ritrovata all'alba del 13 senza vita, annegata in un canale della zona. Quattro assoluzioni per non avere commesso il fatto 
Porto Viro (Ro) - "Dopo otto anni di sacrificio una soddisfazione che premia i familiari che hanno avuto la grande perdita e restituisce un senso un giustizia di cui tutti avevamo bisogno. Soddisfazione personale perché il giudice ha accolto tutte le richieste". E' questa la dichiarazione di Fulvia Fois, avvocato dei familiari di Edda Donà, 65 anni.

Ossia la donna di 65 anni che secondo le ricostruzioni si allontanò dalla struttura protetta di Villa Tamerici di Porto Viro nella notte tra il 12 e il 13 giugno del 2008, per poi venire ritrovata all'alba del 13 senza vita, annegata in un canale della zona.

A giudizio si trovavano in tutto sei persone, dopo la riunione di due distinti fascicoli processuali. Quattro persone individuate nel corso delle indagini come responsabili a vario titolo della casa di riposo Villa Tamerici: G. S., O. C., G. M., R. C. Poi. S. B. infermiere, e M. G., oss, ossia operatore sociosanitario.

In sostanza, veniva contestata, a vario titolo e con differenti posizioni, la mancanza di cautele, avvertenze, sistemi di sicurezza che avrebbero potuto evitare questa tragedia. In parole povere, avrebbero consentito l'allontanamento della paziente.

La donna - a quanto ricostruito dai carabinieri - lasciò le proprie ciabatte sull'argine del canale, a Porto Viro, poi si lanciò nelle sue acque, dove trovò la morte. Non era - secondo l'esposto presentato dai familiari, seguiti dall'avvocato Fulvia Fois - la prima volta che si verificava un tentativo di allontanamento del genere. In precedenza la donna avrebbe tentato di nascondersi addirittura in un cassonetto, per sviare la sorveglianza, mentre in un'altra occasione sarebbe stata recuperata dai carabinieri mentre vagava sulla Romea.

Il cammino dell'indagine è stato particolarmente difficile, con una prima richiesta di archiviazione formulata dalla Procura, alla quale si era opposto l'avvocato Fulvia Fois di Rosolina.

Nella serata di martedì 15 novembre, la lettura della sentenza. Il giudice Silvia Varotto ha condannato due dei responsabili della struttura, R. C. e G. M., alla pena di sei mesi - il minimo - con immediata sospensione condizionale. Risarcimento da 520mila euro in tutto ai familiari della donna. Assolti tutti gli altri imputati, "per non avere commesso il fatto".

Da parte della difesa, affidata all'avvocato Michela Zucchelli di Bologna, intenzione di proporre appello per le due condanne, con la fiducia di arrivare a una sentenza di assoluzione in appello.

15 novembre 2016