Abbandono degli animali per andare in vacanza: c'è l'arresto

DIRITTO E TUTELA 3.0 - Abbandonano gli animali per andare in vacanza: c'è l'arresto

L'avvocato Fulvia Fois spiega come il codice penale punisca espressamente con la recuclusione fino ad un anno o l’ammenda da 1.000 a 10.000 euro chi abbandona il proprio animale

Con l’arrivo della bella stagione si torna tristemente a parlare di abbandono di animali: ecco cosa rischia chi si macchia di questo reato.
Sono tantissimi gli animali che ancora oggi vengono abbandonati. Un gesto deplorevole e terribile nei confronti di un cane o di un gatto che era stato accolto in famiglia e del quale ci si libera come di un oggetto senza valore.

L’arrivo dell’estate è infatti per tutti sinonimo di libertà e spensieratezza ma la voglia di viaggiare lontano e leggeri può però portare molti di noi a rinunciare a qualcosa di preziosissimo, ovvero la compagnia dei nostri amici a quattro zampe.
È ormai tristemente noto come ogni anno, durante le vacanze estive, migliaia di cani e gatti vengano abbandonati come rifiuti e lasciati in balia di un triste destino.

Fortunatamente l’art. 727 del nostro codice penale punisce espressamente con l’arresto fino ad un anno o l’ammenda da 1.000 a 10.000 euro chi abbandona il proprio animale o lo detiene in condizioni inidonee a garantirgli un adeguato benessere psicofisico, pensiamo ad esempio ad un cane di grande taglia costretto in spazi angusti, oppure lasciato da solo in giardino per tutto il giorno.

Purtroppo però, né la tenerezza di un cuore che ci ama incondizionatamente, né il timore dell’applicazione della pena, paiono sufficienti a contenere il fenomeno, tant’è che di recente la Suprema Corte di Cassazione è intervenuta nuovamente sul tema.

La sentenza 6690/2020, ha infatti stabilito che il reato in esame risulta integrato anche qualora il padrone affidi l’animale a terzi accettando il rischio che venga dagli stessi abbandonato: nel caso in esame infatti, un uomo aveva lasciato il proprio cane alla ex moglie la quale, non essendo amante degli animali, ha ben pensato di abbandonare il povero piccolo legandolo ad un palo.
Ebbene, i giudici hanno stabilito che per l’integrazione del reato de quo non è necessario il dolo – e quindi la volontà di abbandonare l’animale- ma assume invece rilevanza la semplice colpa e quindi l’atteggiamento di noncuranza e superficialità che offende la sensibilità psicofisica degli animali quali autonomi esseri viventi.

La Cassazione ha quindi riconosciuto e confermato la corresponsabilità dell’uomo nella commissione del reato di cui all’art. 727 c.p. in quanto, pur essendo a conoscenza dell’insensibilità della moglie e dell’inadeguatezza della stessa a prendersi cura del cane, ha deciso di lasciarlo a lei, assumendosi di fatto il rischio che lo abbandonasse.

Ci auguriamo che quest’ultima sentenza operi effettivamente per tutti come un efficace deterrente e costituisca un nuovo passo in avanti verso l’abbandono, non più dei nostri amici a quattro zampe, ma di questa pratica tanto vile quanto diffusa.

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                                                                                                                                                                                                                                                        Avvocato Fulvia Fois