Covid-19 e responsabilità dell’Ulss per la morte di un familiare

Covid-19 e responsabilità dell’Ulss per la morte di un familiare

Mentre si dibatte sulla quinta dose di vaccino per evitare le conseguenze gravi da Coronavirus, l'avvocato del Foro di Rovigo Fulvia Fois affronta un tema delicato, la morte di un familiare in ospedale positivo al Covid-19

Care lettrici e cari lettori,

questa settimana voglio trattare un argomento molto delicato ma reale legato all’infezione da virus Covid-19 e più precisamente alla morte di una persona a noi cara che, entrata in ospedale per patologia diversa dal Covid, viene contagiata dal virus e muore.

In questo caso ci si chiede se sussiste o meno una responsabilità della struttura sanitaria e/o degli operatori sanitari.

A tal proposito preciso preliminarmente che la scelta politica di proclamare lo stato di emergenza non costituisce di per se stessa un’esimente per la struttura sanitaria.

Quindi, nessun soggetto, come, in particolare, gli operatori sanitari né le strutture sanitarie, né in senso più ampio gli enti e i poteri pubblici per le loro competenze in materia sanitaria, può appellarsi all’emergenza per giustificare eventuali mancanze nell’affrontare le molteplici situazioni sanitarie dovute all’epidemia da Covid-19.

E tali soggetti pertanto non possono, sulla base dell’emergenza, deresponsabilizzarsi.

Le strutture sanitarie per gestire un rischio devono essere in grado di conoscerlo e pertanto prevederlo e apprezzarlo: il contagio da Covid-19 all’interno della struttura sanitaria potrebbe essere considerato un evento non imprevedibile ma certo apprezzabile con difficoltà nel primissimo periodo di diffusione della malattia ma, in seguito, maggiormente prevedibili.

Si tenga comunque conto che al momento della sua prima diffusione in Italia il Coronavirus e le relative patologie erano tutt’altro che ignoti, considerato che già il 22 febbraio 2020 il Ministero della Salute emanava la prima circolare contenente norme in materia rivolte alle strutture sanitarie.

Cosa deve fare la struttura sanitaria per respingere l’addebito di responsabilità da contagio da Covid tra i ricoverati?

La struttura sanitaria deve dimostrare che il danno subito dal paziente non è riconducibile alle sue responsabilità.

E la responsabilità relativa alla diffusione del Covid tra i ricoverati è di tipo omissivo.

Se la struttura è in grado di dimostrare di avere previsto compiutamente, in forma ufficiale o comunque documentabile, la realizzazione di misure di prevenzione e isolamento conformi ai protocolli e alle indicazioni specifiche e in via più generale alle buone pratiche assistenziali in materia di malattie gravemente contagiose, allora ha soddisfatto le obbligazioni derivanti dal rapporto di spedalità.

Se però ai dipendenti può essere imputata un’omissione in proposito allora la responsabilità diretta è in capo a loro e la struttura può essere chiamata a rispondere solo indirettamente.

Se invece la struttura sanitaria non può dimostrare di avere previsto e disposto le misure necessarie a isolare i soggetti anche solo potenzialmente pericolosi allo scopo di prevenire i contagi; è allora evidente la sua responsabilità diretta e immediata, mentre gli operatori, eventualmente, possono essere tenuti corresponsabili solo in via indiretta.

Occorre, quindi che venga dimostrata la connessione tra il decesso e l’insorgenza del virus.

Dovete sapere che al riguardo ci sono già state, dopo due anni dalla diffusione del Covid, le prime pronunce dei Tribunali che hanno affrontato la questione sopra esposta.

In particolare, il Tribunale di Roma, con sentenza del 7 ottobre 2020 ha accolto la domanda proposta dai prossimi congiunti del paziente deceduto a seguito di contagio in ospedale, condannando la struttura sanitaria al risarcimento del danno non patrimoniale patito dal paziente finché era in vita, danno inteso come danno biologico terminale e nella sofferenza connessa alla consapevolezza di giungere alla fine della propria esistenza.

Altri giudici di merito invece, come il Tribunale di Torino, hanno rigettato la domanda giudiziale degli attori per non aver adeguatamente dimostrato il nesso causale tra il decesso e l’insorgenza del Covid nel paziente.

Se si decide, pertanto, di affrontare un percorso giudiziario occorre essere consapevoli che si deve raccogliere quanta più documentazione possibile ed essere anche affiancati da validi consulenti e medici legali oltre che da un avvocato per sostenere al meglio la tutela delle proprie ragioni e diritti.

COSA NE PENSO IO?

Ritengo che il periodo di pandemia che abbiamo affrontato ha sicuramente messo a dura prova tutta la popolazione italiana per le restrizioni che sono state imposte dal Governo per motivi di sicurezza ed emergenza sanitaria ma soprattutto per le enormi perdite in termini di vite umane.

Perdere un familiare a seguito di contagio Covid quando viene ricoverato per altre patologie in Ospedale è una terribile beffa del destino che, se frutto peraltro di omissioni da parte di chi doveva tutelare la salute del paziente deve portare all’accertamento di responsabilità concrete e conseguente risarcimento dei danni pur nella consapevolezza che non c’è somma di denaro che può restituirci la persona amata.

Se avete delle domande da sottoporre a questa rubrica o comunque volete propormi un argomento di cui parlare, potete farlo scrivendomi all’indirizzo e-mail dirittoetutela3.0@gmail.com o compilando il form che trovate sul sito www.studiolegalefois.it.

Avv. Fulvia Fois

 



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