Deepfake: cos’è e come tutelare la nostra identità

Deepfake: cos’è e come tutelare la nostra identità

In questa puntata delle rubrica legale a cura dell'avvocato del Foro di Rovigo Fulvia Fois si affronta il tema della produzione di contenuti falsi come foto, video e audio creati grazie a software di intelligenza artificiale (AI) che, partendo da contenuti reali, sono praticamente verosimili

Care lettrici e cari lettori,

voglio dedicare questa rubrica settimanale ad un tema che, purtroppo, fa sempre più discutere e di fronte al quale rischiamo di trovarci impreparati, ovvero i sabotaggi della nostra identità attraverso i social e la rete internet.

Sto parlando di deepfake, fenomeno sempre più diffuso con cui i professionisti del cyberspazio, partendo da immagini, foto o video altrui, riproducono e ricreano le movenze e le caratteristiche corporee del soggetto interessato (clonandone anche la voce!), per poi inserire il “clone” così creato in un contesto totalmente fittizio e assolutamente ignorato dalla vittima.

Pensiamo alla semplicità con cui pubblichiamo un video sul nostro profilo Facebook o sul nostro account Instagram o TikTok: qualcuno potrebbe utilizzare proprio quel video per riprodurre la nostra immagine, i nostri movimenti e la nostra voce, inserendoli, poi, in un altro video creato ad hoc dal malintenzionato, in cui, magari, ci vengono fatte esprimere particolari opinioni politiche o ci vengono fatti raccontare dettagli della nostra vita privata.

Pensiamo addirittura che, attraverso il deepfake, potremmo essere rappresentati insieme a persone che non abbiamo mai visto o in atteggiamenti intimi (esistono infatti casi di deepfake in cui il volto di un soggetto viene “innestato” su immagini di corpi nudi o in video pornografici) compromettenti sia per la nostra vita privata che professionale.

Si tratta solo di un esempio ma credo che sia efficace per comprendere la portata lesiva di questo fenomeno dalla indiscutibile rilevanza penale.

La diffusione del deepfake e la divulgazione di app e software che permettono di realizzarlo anche solo con un semplice smartphone, hanno allarmato il Garante della Privacy, che è intervenuto elaborando e diffondendo un vademecum per informare il cittadino ed indirizzarlo ad una efficace tutela della propria immagine.

In primo luogo, il Garante consiglia di prestare attenzione ai contenuti che decidiamo di condividere, soprattutto quelli che ritraggono immagini della nostra persona o dei nostri cari, che potrebbero, per l’appunto, trovarsi ad essere vittime inconsapevoli di deepfake.

In secondo luogo, viene rilevata l’importanza di imparare a riconoscere i deepfake e, di conseguenza, di segnalarli tempestivamente alle autorità competenti (Polizia Postale o Garante per la Protezione dei dati personali) affinché possano intervenire prontamente per la tutela delle vittime.

L’immagine in parte pixellata o sgranata, i movimenti innaturali degli occhi del soggetto ritratto, l’eccessiva grandezza della bocca del soggetto mentre parla e la presenza di luci ed ombre anomali sul volto della vittima sono inequivocabili segnali della natura fasulla e criminosa del contenuto che stiamo visionando.

Infine, se abbiamo il dubbio che un certo video o una foto siano casi di deepfake realizzati senza il consenso della vittima, evitiamo assolutamente di condividerli ed anzi, inviamo immediatamente una segnalazione al social network su cui il contenuto è stato pubblicato, magari avvertendo anche la vittima circa quello che abbiamo visto.

COSA NE PENSO IO?

Credo che il deepfake sia un fenomeno spaventoso, soprattutto se consideriamo la facilità con cui anche i giovanissimi possono entrare nella disponibilità degli strumenti per attuarlo, senza pensare alle conseguenze che ne possono derivare, non soltanto alla vittima, ma anche all’autore, molto spesso inconsapevole della gravità della sua condotta.

La soluzione migliore, anche in questo caso, è quella di informarsi, informare e formare anche e soprattutto i nostri ragazzi nelle scuole, sperando comunque che chi di dovere intervenga il prima possibile per dettare una disciplina organica e completa della materia, magari elaborando anche programmi educativi che raggiungano i nostri ragazzi nelle scuole, negli oratori e in tutti i luoghi socialmente rilevanti, così da metterli al sicuro.

Se avete delle domande o volete propormi un argomento di cui parlare, potete farlo scrivendomi all’indirizzo e-mail dirittoetutela3.0@gmail.com o compilando il form che trovate sul sito www.studiolegalefois.it.

                                                                                                                                                                                                                Avv. Fulvia Fois



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