Dipendenti: il contagio da Covid 19 parificato all'infortunio sul lavoro

DIRITTO E TUTELA 3.0 - Il contagio da Covid 19 dei dipendenti è parificato all'infortunio sul lavoro. Cosa c'è da sapere

L'avvocato Fulvia Fois illustra la normativa sulla responsabilità penale e civile del datore di lavoro nel caso di contagi nel luogo di lavoro.

Care Lettrici e Lettori,
questa settimana, con la riapertura degli esercizi commerciali, uffici e spiagge, riflettendo sulle misure più o meno stringenti previste dal Governo a tutela della salute delle persone, ho pensato di porre l’attenzione sulle possibili conseguenze alle quali i datori di lavoro potrebbero andare incontro nell’ipotesi in cui un dipendente contraesse il virus nello svolgimento della propria attività lavorativa.
Al riguardo il cosiddetto Decreto Cura Italia, così come la circolare Inail n.13 del 3 aprile 2020, che ha equiparato la causa virulenta a quella violenta, ha definitivamente sancito che l’infezione da Covid-19 avvenuta all’interno del contesto lavorativo sia pacificamente qualificabile come infortunio sul lavoro.

Ciò inevitabilmente preoccupa tutti gli imprenditori.
Cosa si deve considerare nell’ambito degli infortuni sul lavoro e della relativa responsabilità anche penale del datore di lavoro?
L’evento dannoso (infortunio) può ascriversi in capo al datore di lavoro qualora il fatto sia stato cagionato dall’omissione o rimozione da parte sua delle misure di sicurezza che aveva il dovere di predisporre e far rispettare. Per farti un esempio concreto pensa all’ipotesi di infortunio sul lavoro in ambito edile causato dal mancato uso degli elmetti protettivi (perché non consegnati) o alla mancata predisposizione della linea vita a cui agganciarsi per evitare la caduta dall’alto.
Parlando di responsabilità del datore di lavoro per contagio da Coronavirus, mi riferisco ai suoi possibili profili di colpa nella causazione dell’infortunio in danno del dipendente, ad esempio perché non ha fornito i presidi sanitari quali guanti e mascherine, non ha fatto rispettare le distanze di sicurezza ai propri dipendenti o non li ha formati adeguatamente sulle condotte da osservare al fine di limitare i contagi soprattutto se svolgono un’attività di lavoro a contatto con il pubblico. 
Questo significa che qualora un dipendente dovesse contrarre il virus durante l’esercizio delle proprie mansioni all’interno dell’ambiente lavorativo, potrebbe insorgere la responsabilità sia civile che penale del datore di lavoro, purché per quest’ultima sia accertata la sussistenza dell’elemento soggettivo ovvero il dolo o la colpa.
Ma quali sono i fondamenti normativi di tale responsabilità?
In primo luogo, l’art. 2087 c.c. a tutela delle condizioni di lavoro, impone all’imprenditore di adottare
tutte le misure necessarie a garantire l’integrità fisica e la personalità morale del lavoratore: questo rende il datore di lavoro l’effettivo responsabile della salute psicofisica dei propri dipendentie conseguentemente anche delle eventuali violazioni delle misure di sicurezza (rilevazione della temperatura corporea, fornitura di guanti, mascherine, igienizzante, informazioni sulle condotte da tenere per ridurre la probabilità di contagio) che devono necessariamente essere predisposte in azienda.
La vera e propria chiave di volta, tuttavia, è da individuarsi nella clausola di equivalenza di cui all’art. 40 c.2 del codice penale, in cui si afferma chiaramente che “non impedire un evento che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo”; ebbene, come visto, l’imprenditore ha l’obbligo giuridico di tutelare la salute dei propri dipendenti e qualora egli non adotti le necessarie misure di prevenzione anti-Covid, di fatto, non impedisce che il virus dilaghi all’interno dell’ambiente lavorativo, con la conseguenza che sarà possibile ravvisare nei suoi confronti un profilo di responsabilità sia per l’avvenuto contagio, sia per i danni subiti dal lavoratore a causa della malattia.

Cosa rischia l’imprenditore responsabile dell’infortunio da contagio da Coronavirus?
Nello specifico, sotto il profilo penale, qualora un dipendente affermi di aver contratto il virus all’interno dell’ambiente lavorativo, il datore che sia venuto meno all’obbligo di predisporre le misure di sicurezza necessarie, rischia di incorrere in responsabilità anche in ambito penale trovandosi a rispondere del reato di lesioni personali colpose di cui all’art. 590 c.p. e nelle ipotesi più gravi del reato di omicidio colposo per morte del contagiato. Reati entrambi aggravati dalla circostanza che il fatto è stato commesso con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro. 

Ma è sufficiente la condotta omissiva del datore per configurare la sua responsabilità civile e/o penale per l’infortunio da contagio?
La condotta omissiva dell’imprenditore è elemento necessario ma non sufficiente di per sé a fondare l’accusa nei suoi confronti ma ciò non è sufficiente. 
Infatti, affinché si possa parlare di responsabilità dell’imprenditore è necessario provare:
1) che il contatto con l’agente patogeno sia stato determinato dalla mancata ottemperanza alle disposizioni di legge;
2) che il contagio sia avvenuto proprio all’interno dell’ambiente lavorativo.
C’è però da tenere in dovuta considerazione che il carattere pandemico del fenomeno in esame, congiuntamente alla complessità dei rapporti interpersonali che intratteniamo ogni giorno, rende pressoché impossibile risalire con certezza al luogo di contagio.
Si tratta di una prova estremamente difficile, a cui vanno ad aggiungersi la dimostrazione che il danno non è stato cagionato da patologie pregresse della vittima e che il contagio è avvenuto per mancanze del datore e non invece per la condotta imprudente dei dipendenti.

Sul punto è intervenuta anche l’Inail con la comunicazione del 12.05.2020 in cui è stato chiarito che “la molteplicità delle modalità del contagio e la mutevolezza delle prescrizioni da adottare sui luoghi di lavoro… rendono estremamente difficile la configurabilità della responsabilità civile e penale dei datori” oltre al fatto che “dal riconoscimento come infortunio sul lavoro non discende automaticamente l’accertamento della responsabilità civile o penale in capo al datore di lavoro”.

L’imprenditore come può scongiurare il rischio di responsabilità penale da contagio del dipendente?
L’imprenditore può scongiurare la sussistenza di responsabilità penale semplicemente obbedendo alla legge e dimostrando di aver adottato fin dal principio tutti i presidi medico-sanitari da essa previsti, misure di sicurezza che tutelano così non solo la salute dei dipendenti ma anche l’immunità del datore da ogni profilo di punibilità. 

Suggeritemi gli argomenti delle prossime rubriche, sarà per me un piacere poter chiarire le vostre questioni. Vi preciso che in alcun modo la mia rubrica legale sostituisce una consulenza legale avendo solo carattere generale ed informativo.

Se avete dubbi o questioni da sottopormi scrivetemi a dirittoetutela3.0@gmail.com o visitate il mio sito www.studiolegalefois.it.
Sul mio canale youtube, affronto anche in video i piccoli o grandi problemi che richiedono tutela. Iscrivetevi per rimanere sempre aggiornati: https://m.youtube.com/c/FulviaFois

                                                                                                                                                                                                                                                               Avvocato Fulvia Fois