DIRITTO E TUTELA 3.0 - Guida in stato di ebrezza

DIRITTO E TUTELA 3.0: Guida in stato di ebbrezza. Si può rifare la nuova patente dopo tre anni dall’accertamento del reato

Una nuova sentenza della Corte di Cassazione fa chiarezza sui tempi necessari per rifare la patente dopo la revoca, ovvero la cancellazione del documento di guida, per aver causato incidente sotto effetto di alcol o droghe 

guida in stato di ebrezza

Care lettrici e cari lettori,

abbiamo già affrontato qualche tempo fa il tema delle conseguenze della guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti.

Questa settimana vorrei soffermarmi con voi su un aspetto più specifico della problematica, che si pone nel caso più grave, quello della revoca della patente di guida.

In generale, la revoca della patente è il provvedimento che comporta la cancellazione del documento di guida nelle ipotesi indicate dalla legge, tra le quali, oltre alla perdita definitiva dei requisiti psicofisici prescritti dalla normativa, l’aver causato un incidente stradale in stato di forte alterazione alcoolica (tasso alcolemico superiore ad 1,5 grammi per litroart. 186 Codice della Stradao sotto l’effetto di sostanze stupefacenti (art. 187 Codice della Strada).

Succede nella prassi che le forze dell’ordine, effettuati gli accertamenti del caso, se riscontrano un livello di alcool nel sangue superiore al limite consentito, procedano al ritiro del documento di guida e lo trasmettano al Prefetto competente per territorio, il quale emette un provvedimento di sospensione che ha natura cautelare.

La revoca, invece, è una misura accessoria – anch’essa amministrativa - che viene applicata solo dal Giudice all’esito del procedimento penale, anche se poi spetta al Prefetto attuarla.

L’art. 219 terzo comma del Codice della Strada stabilisce che quando la revoca della patente è disposta in seguito a violazioni di cui agli articoli 186 e 187, non è possibile conseguire una nuova patente di guida prima di tre anni dalla “data di accertamento del reato”.

La formulazione sibillina della norma ha suscitato non pochi dubbi applicativi: la “data di accertamento del reato” è quella dell’incidente? O quella in cui gli agenti accertatori riscontrano la violazione e ritirano la patente? O, ancora, quella della sospensione cautelare del Prefetto? E se fosse quella della sentenza di condanna da parte del giudice penale, una volta passata in giudicato? 

La giurisprudenza sul punto, sia di merito che di legittimità, ha mostrato varie oscillazioni.

Numerosi tribunali hanno ritenuto che i tre anni della revoca debbano decorrere dal momento in cui le forze di polizia accertano la violazione, con la conseguenza che il periodo di sospensione cautelare disposta dalla Prefettura andrebbe scomputato dal triennio di revoca inflitto dal giudice penale.

Nel 2019 è però intervenuta la Corte di Cassazione (sentenza n. 13508 del 20.05.2019), precisando che sospensione prefettizia e revoca del giudice penale hanno nature differenti, nel senso che il Prefetto non può applicare la revoca prima della sentenza definitiva, il che ha portato alcuni autori a ritenere che la revoca disposta dal giudice penale sia indipendente e scollegata dal periodo di sospensione cautelare del Prefetto e vada quindi applicata per l’intero triennio, a prescindere dal periodo di sospensione già sofferto.

A far chiarezza è però tornata la stessa Suprema Corte con una recentissima pronuncia (la n. 126 del 7.01.2020), con la quale ha precisato che il triennio di revoca della patente decorre dal momento in cui le forze dell’ordine accertano il fatto reato.

La sentenza definitiva del giudice penale, successiva a questo momento, ha la funzione di confermare in modo irrevocabile la sussistenza del reato.

Conseguentemente, il periodo di sospensione provvisoria della patente deve essere scomputato dal triennio di durata della sanzione accessoria della revoca e ciò per evitare ingiuste duplicazioni di sanzioni.

Dal punto di vista pratico, è sempre il Prefetto, che in un primo tempo aveva disposto la misura cautelare della sospensione, ad occuparsi di dare esecuzione alla revoca disposta dalla sentenza penale, in quest’ultimo caso scomputando dal triennio di revoca il periodo di sospensione cautelare già sofferto dal condannato.

Quest’ultimo, una volta decorso il periodo di revoca calcolato come appena detto, dovrà sostenere di nuovo l’esame di guida e, se lo supererà, sarà considerato neopatentato a tutti gli effetti.

Dunque bisogna fare attenzione a non vedersi revocata la patente perché poi l’iter processuale e amministrativo non lascia scampo….quasi mai!

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