DIRITTO E TUTELA 3.0 - L'amore che vince: sposarsi in Italia e nel mondo

DIRITTO E TUTELA

L’amore che vince: sposarsi in Italia per gli stranieri, nel mondo per gli italiani

L’avvocato Fulvia Fois spiega le condizioni e i presupposti di un matrimonio legale per gli stranieri in Italia e all’estero per i connazionali

matrimonio

Care lettrici e cari lettori,
questa settimana vorrei parlarvi del matrimonio degli stranieri in Italia e di quello degli italiani all’estero.
Quanto al primo, il fenomeno è in sempre maggiore aumento, sia per il fenomeno immigratorio che soprattutto in questi ultimi anni sta interessando il nostro Paese, sia perché vi sono sempre più stranieri che desiderano coronare il loro sogno d’amore in una delle meravigliose location naturali o architettoniche d’Italia.

Iniziamo col dire che un cittadino straniero può contrarre matrimonio nel nostro Paese anche se non ha residenza o domicilio in Italia:
- secondo la sua legge nazionale dinanzi ad un’autorità diplomatica o consolare del suo Paese,
- secondo la legge italiana davanti ad un nostro Ufficiale di Stato Civile,
- davanti ad un ministro del culto cattolico secondo le regole del matrimonio concordatario,
- davanti ad un ministro dei culti acattolici ammessi in Italia (Tavola Veldese, Assemblee di Dio in Italia, Unione delle Chiese Cristiane Avventiste del 7° giorno, Unione Comunità Ebraiche in Italia, Unione Cristiana Evangelica Battista d'Italia, Chiesa Evangelica Luterana in Italia, Sacra Arcidiocesi ortodossa d'Italia ed Esarcato per l'Europa Meridionale, Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli ultimi giorni, Chiesa Apostolica in Italia, Unione Buddista italiana,, Unione Induista Italiana, Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai).

Se lo straniero decide di sposarsi secondo la legge italiana, deve rispettare le condizioni che il nostro ordinamento giuridico prevede per una valida celebrazione.
Più di preciso, non devono sussistere gli impedimenti indicati dal nostro Codice Civile, che sono la minore età (ci si può sposare compiuti i 16 anni solo con autorizzazione del tribunale), l’interdizione per infermità di mente, il vincolo ancora sussistente di un precedente matrimonio, la donna non può sposarsi se non sono ancora trascorsi trecento giorni dallo scioglimento, dall’annullamento o dal divorzio dal precedente matrimonio, la sussistenza di determinati vincoli di parentela.

Lo straniero che ha residenza o domicilio in Italia e che intende sposarsi secondo la nostra legge deve procedere alla richiesta di pubblicazioni (come nel caso di matrimonio tra due italiani) e in più deve produrre il cosiddetto nulla osta, cioè una dichiarazione dell’Ambasciata o del Consolato in Italia o delle autorità competenti del paese d’origine, rigorosamente tradotta, che non vi sono ostacoli al matrimonio secondo le leggi di quel paese.

In più, deve produrre un documento che attesti la regolarità della sua presenza all’interno del territorio nazionale, quale la carta d’identità o, più di frequente, il permesso di soggiorno. 
Se, invece, lo straniero non ha residenza o domicilio in Italia, sarà compito dell’Ufficiale di Stato Civile procedere alla redazione di un apposito processo verbale e la celebrazione avrà luogo anche senza pubblicazioni.
Se lo straniero è un rifugiato politico o un apolide, può ugualmente sposarsi nel nostro paese, anche in questo caso senza che siano state fatte le pubblicazioni, purché presenti documentazione attestante il proprio stato.

E il matrimonio del cittadino italiano all’estero?
I nostri connazionali che si trovano all’estero possono sposarsi ove si trovano, sia con un altro cittadino italiano, sia con uno straniero.
Per potersi sposare, il cittadino italiano deve possedere la capacità matrimoniale secondo il nostro ordinamento e non devono sussistere gli impedimenti di cui abbiamo parlato poco sopra.

Il rito può essere celebrato:
- davanti ad un ministro di culto religioso,
- davanti ad un’autorità diplomatica o del Consolato,
- davanti ad un’autorità straniera locale.
Nel primo caso, il matrimonio è valido ed efficace in Italia solo se produce effetti civili per l’ordinamento dello Stato straniero in cui è stato celebrato. 
In questo caso il matrimonio va trascritto anche nei nostri registri dello Stato Civile.
La trascrizione, si badi, ha solo valore dichiarativo, nel senso che il matrimonio è valido anche se non trascritto in Italia.
Questo perché il sacramento del matrimonio secondo il rito cattolico (che produca però anche effetti civili) può essere celebrato davanti a qualsiasi sacerdote nel mondo, in quanto quello della Chiesa è un ordinamento giuridico che vige non solo in Italia ma anche in molti altri paesi esteri.

Nel secondo caso, ossia quando il cittadino desidera sposarsi davanti alle autorità consolari o diplomatiche italiane all’estero, è sufficiente la presentazione della cosiddetta istanza di celebrazione del matrimonio consolare e, una volta accettata, dovranno essere richieste le pubblicazioni in Italia.
Una volta celebrato il matrimonio, l’autorità celebrante deve trasmettere l’atto di matrimonioall’ufficiale di Stato Civile Italiano per la relativa trascrizione.

Nell’ultimo caso, infine, se il nubendo italiano ha la capacità matrimoniale prevista dal nostro ordinamento e non sussistono gli impedimenti di legge che abbiamo elencato poc’anzi, il matrimonio celebrato nel rispetto delle forme del paese di celebrazione non richiede il previo ricorso alle pubblicazioni ed è valido ed immediatamente efficace anche per l’ordinamento italiano.

Se avete qualche dubbio o desiderate qualche altra informazione specifica non esistete a contattarmi via email a direttoetutela3.0@gmail.com, anche se avete piacere di segnalarmi altri argomenti di vostro interesse.
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Alla prossima domenica su RovigoOggi.it


                                                                                                                                                                                                                                                         Avvocato Fulvia Fois

 


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