Il neonato abbandonato: ecco la procedura per l'adozione

Il neonato abbandonato, ecco la procedura per l’adozione

L’avvocato Fulvia Fois spiega le norme e i procedimenti che si innescano dopo l’abbandono di un minore 

 abbandono minore

ROSOLINA - L’abbandono di un neonato, come successo, purtroppo in questi giorni (LEGGI ARTICOLO), implica delle conseguenze a livello legale sia civile che penale.

Con riferimento alle numerose richieste inoltrate dai nostri lettori posso certamente precisare alcuni aspetti procedurali al fine di meglio comprendere cosa accadrà a Giorgio nei prossimi tempi.  

La disciplina vigente in tema di adozione è contenuta nella legge n. 184 del 4 maggio 1983 "Diritto del minore ad una famiglia" a partire dall'articolo 6 e nelle successive modifiche presenti nella legge n. 149 del 28 marzo 2001

Per abbandono di minore si intende qualunque comportamento che contrasti con il dovere giuridico di cura o di custodia gravante su un determinato soggetto. A maggior ragione in questo caso in cui il neonato è stato abbandonato subito dopo il parto.

Il minore abbandonato viene preso in carico dal Tribunale per i minorenni territorialmente competente, che nel nostro caso è quello di Venezia.

Detto Tribunale, a fronte di un bambino abbandonato, nomina pressoché immediatamente un suo tutore dopodiché vaglia i requisiti delle coppie che fanno già parte delle liste presenti presso di sé, avendo già superato l’iter procedimentale per l’adozione dei minori.

Una coppia che fosse interessata all’adozione ben potrà farsi avanti e depositare la dichiarazione di disponibilità ad adottare un bambino con allegata la seguente documentazione (va presentata in carta semplice, accompagnata da alcuni documenti tra i quali, ad esempio:

certificato di nascita dei richiedenti;
stato di famiglia;
dichiarazione di assenso all’adozione da parte dei genitori dei coniugi o in caso di decesso, il certificato di morte;
certificato del medico di base che attesti la buona salute di entrambi i coniugi;
modello 101 (certificazione dei redditi di lavoro che rilascia il datore di lavoro al lavoratore) o dichiarazione dei redditi o busta paga;
certificato del Casellario giudiziale dei richiedenti;
dichiarazione che attesti lo stato di non separazione dei coniugi;
alcuni esami clinici (per attestare la buona salute complessiva dei futuri genitori);
certificazione di sana costituzione psicofisica accertata da struttura pubblica, da cui risulti l’esclusione di affezioni TBC, veneree, cardiovascolari ed HIV), con la consapevolezza che in ogni caso dovrà essere in possesso dei requisiti previsti per legge e che dovrà essere verificata dal Tribunale stesso.

Ma quali sono i presupposti dell’adozione legittimante?
I presupposti dell’adozione legittimante sono:
lo stato di abbandono del minore, ovvero la condizione che il minore sia privo di assistenza morale e materiale da parte dei genitori o da parte dei parenti entro il quarto grado;
la dichiarazione di adottabilità, ovvero, la dichiarazione emessa dal Tribunale per i minorenni che attesti che il minore si trovi in stato di adottabilità, stante la sussistenza dello stato di abbandono;
la presenza dei requisiti richiesti dalla legge per gli adottanti, ovvero, in particolare: i coniugi devono essere uniti in matrimonio da almeno tre anni e tra loro non deve sussistere e non deve aver avuto luogo negli ultimi tre anni separazione personale neppure di fatto (tale requisito di stabilità è riconosciuto tale dalla legge anche quando i coniugi siano sposati da meno di tre anni ma abbiano convissuto in modo stabile e continuativo prima del matrimonio per un periodo di tre anni);
l’età degli adottanti deve superare di almeno 18 e di non più di 45 anni l’età dell’adottando (in taluni casi è consentita una deroga); i coniugi devono risultare affettivamente idonei e capaci di educare, istruire e mantenere i minori che intendano adottare. 

Quali sono le deroghe alla differenza di età?
Le deroghe alla differenza di età sono ammesse:
se il tribunale accerti che dalla mancata adozione derivi un danno grave e non altrimenti evitabile per il minore;
se il limite dei 45 anni sia superato da uno solo dei coniugi nella misura non superiore a 10 anni;
se gli adottanti siano genitori di figli nati fuori dal matrimonio o adottivi dei quali almeno uno sia minorenne;
se l’adozione riguardi un fratello o una sorella del minore già dagli stessi coniugi adottato. 

Come si svolge il procedimento di adozione?
Il Procuratore della Repubblica presso il tribunale per i minorenni, dopo aver assunto le dovute informazioni, chiede al tribunale di dichiarare l’adottabilità del neonato.

Il Presidente del tribunale per i minorenni apre immediatamente un procedimento e dispone, se necessario, ulteriori accertamenti tramite i servizi sociali o gli organi di pubblica sicurezza.

Dopo di ciò procede immediatamente a dichiarare lo stato di adottabilità con sentenza da parte del tribunale per i minorenni.

Va precisato che una volta che è stato decretato lo stato di adottabilità ed individuata la coppia di potenziali genitori adottivi si apre un periodo di prova al fine di valutare la compatibilità tra la coppia prescelta dal tribunale ed il minore. L’affidamento preadottivo ha la durata di un anno ed è prorogabile di un ulteriore anno nell’interesse del minore. 

Più precisamente il tribunale per i minorenni, ricevuta la domanda della coppia avvia le indagini da concludersi entro 120 giorni (prorogabili sino ad altri 120 giorni) per verificare la sussistenza dei requisiti di legge (requisiti di età; requisiti di stabilità del rapporto tra i coniugi; possibilità di dare precedenza alla adozione di minori di età superiore ai 5 anni o con handicap; la capacità di educare il minore, la situazione personale ed economica, la salute, l’ambiente familiare dei richiedenti, i loro motivi), sceglie, tra le coppie che hanno presentato domanda, la coppia che nel caso specifico risponde maggiormente alle esigenze del neonato, e dispone l’affidamento preadottivo alla coppia prescelta e vigila sul buon andamento dell’affidamento preadottivo.

Trascorso un anno dall’affidamento preadottivo provvede con sentenza decidendo di fare luogo o non fare luogo alla adozione.

Per quel che attiene la privacy del minore e il diritto di cronaca l'attuale normativa prevede un generale principio di preminenza dell'interesse del minore, il quale comporta delle limitazioni nel trattamento dei dati personali anche da parte dei giornalisti, il cui trattamento normalmente è svincolato da limiti.

Fermo restando che la valutazione dell'interesse pubblico alla pubblicazione dei dati dei minori va attuata dal giornalista, questi ha comunque l'obbligo di non pubblicare informazioni o immagini del minore se non nell'interesse oggettivo del minore stesso e di astenersi dalla pubblicazione di informazioni e foto in grado di consentire l'identificazione del minore stesso, anche a livello locale. Nel caso in questione non ritengo si sia leso alcun diritto del minore del quale si conosce solo il nome peraltro dato da una degli infermieri accorsi sul luogo del ritrovamento.

                                                                                                                                                                                                                                                                   Avv. Fulvia Fois

 


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