Non vale la scusa della disoccupazione per il genitore che non paga gli assegni ai figli

Non vale la scusa della disoccupazione per il genitore che non paga gli assegni ai figli

E' un reato non pagare il mantenimento, è "violazione degli obblighi di assistenza familiare”. Lo spiega l'avvocato Fulvia Fois: "Stop ai furbacchioni e furbacchione alle spalle dei propri figli"

 assegni

Care Lettrici e lettori,

anche questa settimana voglio affrontare con voi una problematica purtroppo frequente nelle coppie, legate da un vincolo matrimoniale o di fatto, che poi decidono di separarsi e in cui ci sono figli da mantenere.

Capita sovente, infatti, che molti di VOI mi chiedano come possano tutelarsi nel caso in cui un genitore, obbligato a contribuire al sostentamento dei figli, non adempia al proprio dovere sostenendo a propria discolpa il fatto di essere disoccupato.

Il genitore “apparentemente” disoccupato per ragioni oggettive e non superabili, può essere querelato dall’altro genitore e quindi venire tratto a giudizio per il reato di cui all’art. 570 del Codice Penale, rubricato “violazione degli obblighi di assistenza familiare” e che punisce con la reclusione o la multa colui che, abbandonando il domicilio domestico o comunque serbando una condotta contraria all’ordine o alla morale delle famiglie, si sottrae agli obblighi di assistenza inerenti alla responsabilità genitoriale o alla qualità di coniuge.

Una di queste situazioni è stata affrontata di recente dalla suprema Corte di Cassazione che, con la sentenza n. 38690 del 19 settembre u.s.ha confermato la condanna di un padre che non aveva adempiuto all’obbligo di mantenimento dei figli, omettendo di versare regolarmente e in maniera integrale l’assegno per i minori, facendolo loro mancare i mezzi di sussistenza.


La vicenda riguardava un padre che a giustificazione della propria omissione, aveva asserito di trovarsi nell’assoluta impossibilità di svolgere la sua precedente attività lavorativa a causa delle conseguenze invalidanti di un grave incidente subito e di non essere in grado di trovare un altro lavoro per via della scarsa scolarizzazione.

Il Tribunale prima e la Corte d’Appello poi avevano accertato che la realtà era diversa. Più precisamente, ben vero che dall’incidente subito era derivata all’uomo una importante inabilità, ma altrettanto vero che essa non comportava la totale incapacità di prestare attività lavorativa, tanto che dall’istruttoria compiuta era emerso che lo stesso lavorava, sebbene in maniera non regolarizzata (in nero).

La Corte di Cassazione ha condiviso le considerazioni dei giudici di primo e secondo grado, spiegando che l’incapacità economica del genitore obbligato, da intendersi come impossibilità di adempiere ai doveri di mantenimento della prole, deve essere assoluta, nel senso che il soggetto deve trovarsi in una persistente indisponibilità di guadagno, che sia però oggettiva ed incolpevole.

Non era questa la situazione dell’uomo, che, nonostante l’accertata inabilità fisica, non aveva spiegato come fosse stato comunque in grado di provvedere al proprio sostentamento, con ciò avvalorando la conclusione che in realtà svolgesse un’attività lavorativa ma in nero.

In ogni caso, non si trovava in una oggettiva e duratura impossibilità di lavorare, avendo capacità fisiche, residuate dall’incidente, sufficienti a trovare e mantenere un’occupazione anche comportante un certo sforzo fisico e tale da non richiedere particolari qualifiche e titoli di studio.

La dichiarata impossibilità di guadagno è stata quindi ritenuta non oggettiva, né persistente, tanto meno incolpevole e la condanna dell’uomo è stata confermata anche nell’ultimo grado di giudizio.

Sull’argomento vale la pena di ricordare anche che il decreto legislativo n. 21 dell’1 marzo 2018 ha introdotto il nuovo art. 570 bis del Codice Penale, secondo il quale “Le pene previste dall’articolo 570 (ossia reclusione fino a un anno o la multa da 103,00 a 1.032,00) si applicano al coniuge che si sottrae all’obbligo di corresponsione di ogni tipologia di assegno dovuto in caso di scioglimento, di cessazione degli effetti civili o di nullità del matrimonio ovvero viola gli obblighi di natura economica in materia di separazione di coniugi e di affidamento condiviso dei figli”.

Perché questa norma è importante e innovativa?
La norma ha una notevole portata innovativa perché: 1) riguarda solo le omissioni successive al momento in cui il matrimonio è finito (sentenza divorzio o di nullità del vincolo coniugale) e non quelle che avvengono in costanza di matrimonio e durante il periodo di separazione;

2) il reato è consumato quando il genitore viola specifici obblighi di mantenimento imposti dal giudice, anche se da tale omissione non deriva per i figli o per il coniuge la mancanza dei mezzi di sussistenza.

Questa sentenza chiarisce, soprattutto a chi vuole fare il furbacchione o la furbacchiona alle spalle dei propri figli, che essere senza lavoro regolare non giustifica la propria omissione che invece assume rilevanza anche penale.

Se avete dei dubbi o volete indicarmi altre questioni di Vostro interesse da trattare nella prossima rubrica non esitate e scrivetemi : dirittoetutela3.0@gmail.com

                                                                                                                                                                                                                                                                   Avv. Fulvia Fois

 


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