PROCESSI PIU' RAPIDI E SMALTIMENTO DEGLI ARRETRATI CON IL ROCEVERY PLAN

WWW.DIRITTOETUTELAFOIS.COM - I tempi biblici dei processi, il Recovery Plan vuole accelerare il sistema giustizia

L'avvocato Fulvia Fois illustra gli obiettivi relativi alle aule del Tribunale contenuti nel PNRR: processi più rapidi e smaltimento degli arretrati


Care lettrici e cari lettori,
con la rubrica di questa settimana voglio parlare con voi di quella che sembra essere una delle più grandi riforme del sistema giudiziario degli ultimi anni.
Qualche giorno fa, infatti, il premier Draghi ha annunciato il cosidetto Pnrr ovvero il piano per la ripresa e la resilienza con cui, grazie ai fondi stanziati dall’Unione Europea, l’Italia tenta di “ripartire da zero” dopo il difficile anno trascorso.
In particolare, oltre ad un generalizzato impegno allo sviluppo della digitalizzazione, della cultura, della transazione ecologica e dell’inclusione sociale, il Governo ha annunciato che una cospicua parte di queste risorse sarà utilizzata per un massiccio intervento proprio nelle aule di Tribunale in cui, ogni anno, si accumulano migliaia e migliaia di fascicoli, con conseguenti rallentamenti che hanno dell’inverosimile.
Il risultato?
L’Europa ci tira ancora una volta le orecchie.

Il dato più allarmante è che nel nostro Paese servono circa 3.000 giorni – più o meno 8 anni – per avere una sentenza civile definitiva e quattro anni e mezzo per avere una sentenza definitiva in ambito penale, quando invece, negli altri Paesi europei, la media è di 233 giorni.
Tempi biblici, che difficilmente si conciliano con l’idea di Giustizia e di ragionevole durata del processo.
Per arginare il problema, l’idea è quella di snellire i procedimenti, concentrando le varie fasi processuali ed eliminando le possibili cause di rallentamento degli stessi.
In particolare, per il procedimento civile si prevede la semplificazione del processo attraverso la limitazione di udienze superflue e decisioni collegiali, nonché tramite l’incentivazione del processo telematico e delle procedure di mediazione.
Nel processo penale, invece, l’obiettivo è quello di applicare una maggior selettività nell’esercizio dell’azione penale, di avere tempi più certi e stringenti per lo svolgimento delle indagini preliminari, di raggiungere una maggior scorrevolezza nel dibattimento e di ampliare le possibilità di ricorso a riti alternativi.

L’elemento di maggior novità, tuttavia, pare essere il cosidetto Ufficio del processo.
Trattasi di una struttura formata da personale qualificato che non solo coadiuverà il magistrato nello studio e nella preparazione della causa ma svolgerà altresì attività di ricerca, studio e redazione di bozze e provvedimenti, al fine di meglio ripartire la mole di lavoro tra più persone e ridurre così gli arretrati.
Anche l’Ordinamento Giudiziario sarà oggetto di cambiamenti.
L’obiettivo, in questo caso, è quello di migliorare l’efficienza e la gestione complessiva delle risorse umane responsabilizzando maggiormente i dirigenti, che dovranno monitorare l’andamento dei ritardi processuali e delle pendenze innanzi ai singoli magistrati, intervenendo opportunamente al fine di limitarne il più possibile gli effetti pregiudizievoli.
Secondo l’ottimistica visione del premier Draghi, questo complesso di interventi garantirà, entro il 2024, di ridurre del 40% i tempi del processo civile e del 25% i tempi del processo penale: in altre parole, basterebbero 5 anni per una sentenza civile definitiva e circa tre anni per una sentenza penale definitiva.
Ovviamente stiamo parlando di un progetto che si trova ancora in fase embrionale, i cui decreti attuativi dovranno essere predisposti entro la fine del 2022, ma la determinazione con cui la riforma è stata annunciata ci fa ben sperare.

COSA NE PENSO IO?
Sicuramente si tratta di un progetto dai nobili intenti, un intervento ammirevole e razionale che si distingue dalle tante schizofreniche ed atomistiche riforme intervenute nel corso del tempo.
Sembra che finalmente sia stato avanzato il progetto di un intervento calibrato e soprattutto consapevole del fatto che il sistema giustizia non può sostenere effettivamente cambiamenti radicali se, parallelamente, non cambiano i sistemi e gli strumenti a disposizione degli operatori di giustizia, davvero obsoleti.
Stiamo a vedere se viene concretizzato.

Se avete delle domande o volete propormi un argomento di cui parlare, potete farlo scrivendomi all’indirizzo e-mail dirittoetutela3.0@gmail.com o visitando il sito www.dirittoetutelafois.com.


                                                                                                                                                                                                                                                              Avvocato Fulvia Fois