DIRITTO E TUTELA 3.0 - Reddito di cittadinanza e assegno di mantenimento. I presupposti per scegliere o l'uno o l'altro

Reddito di cittadinanza e assegno di mantenimento. I presupposti per scegliere o l'uno o l'altro

L'avvocato Fulvia Fois del foro di Rovigo spiega i casi e le condizioni per modificare o rivedere l'assegno di mantenimento

 Reddito di cittadinanza

Care lettrici e  lettori,

come ben saprete, di recente il D.L. n. 4 del 28.01.2019, convertito dalla L. 28/3.2019 n. 26, ha introdotto nel nostro ordinamento il cd “Reddito o Pensione di Cittadinanza”.

Si tratta di un sussidio mensile destinato ai meno abbienti, ossia a chi non supera determinate soglie di reddito, dell’importo standard di 780 euro e della durata di 18 mesi, rinnovabili se continuano a sussistere i presupposti per la sua fruibilità. La somma mensile è erogata tramite tessera elettronica e consente di coprire le spese primarie (ad esempio l’acquisto del vitto), prevedendo dei bonus in alcuni casi individuati dalla legge.

Parallelamente alla corresponsione del sussidio è previsto un percorso di ricollocamento lavorativo per tutta la famiglia, nel senso che chi è abile al lavoro, dopo un eventuale percorso di riqualificazione, per avere il sussidio deve impegnarsi attivamente ad accettare offerte di lavoro da parte di centri per l’impiego.

requisiti per poter chiedere ed ottenere il Reddito o la Pensione di Cittadinanza sono:
- la cittadinanza italiana o europea o la residenza in Italia da almeno dieci anni,
- avere un ISEE (indicatore di Situazione Economica Equivalente) inferiore ai 9.360,00 euro annui,
- avere un reddito familiare inferiore a 6.000 euro moltiplicato per gli indici di una scala di equivalenza. La soglia del reddito è innalzata a 9.360 euro se la famiglia abita in una casa in locazione,
- avere un patrimonio finanziario non superiore a 6.000 euro, da incrementare in ragione del numero dei componenti del nucleo familiare e di eventuali persone disabili all’interno della famiglia.

Che si possa o meno condividere la scelta del Governo gialloverde di introdurre questa misura di sostegno statale per le persone indigenti, di certo il Reddito di Cittadinanza avrà un forte impatto, tra le altre, su tutte quelle situazioni in cui, nel caso di famiglie disgregate, uno dei due coniugi separati o divorziati sia titolare di un assegno di mantenimento a carico dell’altro o vi siano figli maggiorenni (di età superiore ai ventisei anni) ma non ancora economicamente autosufficienti.

Vediamo le varie ipotesi, chiarendo sin da ora che sulla materia non si è ancora formata una vera e propria giurisprudenza.

Una prima ipotesi è quella del coniuge che riceve dall’altro un assegno di mantenimento o divorzile inferiore ai 780,00 al mese.

In questo caso il coniuge economicamente più debole potrebbe, se lo ritiene e se presenta anche tutti gli altri requisiti richiesti dalla normativa, rinunciare al mantenimento da parte dell’altro e chiedere il sussidio statale.

Si pensi che di norma un assegno di mantenimento o divorzile per il coniuge giunge al massimo ai 400,00 euro mensili, che è ben inferiore (spesso meno della metà) di quello che sarebbe garantito dal Reddito di Cittadinanza.

Accade sovente, poi, che il coniuge economicamente più debole riceva dall’altro anche un contributo al mantenimento della prole, che raramente raggiunge la soglia dei 500 euro a figlio.

Anche in questi casi, poiché, come detto, la soglia minima per accedere al Reddito di Cittadinanza aumenta in base al numero crescente di persone che la compongono, il coniuge potrebbe avere diritto ad un sussidio statale maggiore rispetto alla somma dei mantenimenti corrisposti dall’altro.

Un’altra ipotesi è quella del figlio che ha più di ventisei annipercettore di assegno di mantenimento da parte del genitore separato o divorziato perché non ancora economicamente autosufficiente senza sua colpa.

Anche in questa situazione, se sussistono gli altri requisiti richiesti dalla normativa, l’avente diritto al Reddito di Cittadinanza potrebbe decidere di avvalersi del sussidio statale in luogo del contributo del genitore separato o divorziato, a cui rinuncerebbe.

In tutti questi casi l’eventuale modifica o revisione delle condizioni potrebbe essere chiesta con ricorso al Tribunale o con il procedimento di negoziazione assistita.

Accanto a questi ipotetici casi di passaggio volontario al Reddito di Cittadinanza, con rinuncia spontanea all’assegno di mantenimento, vi sono quelli, opposti, in cui potrebbe essere il coniuge o genitore onerato dall’assegno di mantenimento a chiedere che il suo obbligo venga revocato quando l’altro coniuge o il figlio si trovano nelle condizioni di poter accedere al contributo statale e non lo facciano per inerzia.

In queste ipotesi, i giudici dovranno tenere in debita considerazione la circostanza che il soggetto economicamente più debole avrebbe diritto al Reddito di Cittadinanza, soprattutto in considerazione del fatto che sia in caso di divorzio che, come di recente affermato dalla Suprema Corte di Cassazione, in caso di separazione, l’assegno di mantenimento è dovuto solo se il coniuge più debole è privo di risorse tali da garantirgli il sostentamento e non è in grado di procurarsele per ragioni oggettive.

Al tempo stesso, però, dovrà essere valutato il carattere temporaneo del sussidio, della durata di 18 mesi anche se ipoteticamente rinnovabili, che potrebbe essere inteso come modifica sopravvenuta delle condizioni economiche dell’avente diritto non sufficientemente significativa per accordare la revoca dell’assegno.

Infine è possibile ipotizzare che alcuni coniugi addivengano a “finte separazioni” solo per poter accedere al beneficio, in quanto con la separazione vengono a crearsi due nuclei familiari distinti, con ISEE diminuiti, che potrebbero consentire la presentazione della domanda e l’accesso al sussidio, sempre in presenza degli altri presupposti richiesti dalla Legge.

Va detto, al riguardo, che la normativa emanata ha previsto alcune misure per evitare o almeno limitare il verificarsi del fenomeno, ad esempio si è previsto che nelle coppie in cui uno dei due partner abbia cambiato residenza anagrafica dopo l’1 settembre 2018, la Polizia Locale effettui gli accertamenti del caso per accertare che il trasferimento sia effettivo e che rediga apposito verbale.

Non resta che attendere le prime pronunce dei Tribunali sulle questioni appena descritte, visti gli scenari particolarmente interessanti che si sono aperti con l’introduzione di questa normativa.

Ritengo l’argomento particolarmente interessante perché sono certa che sarà oggetto di attenta valutazione da parte di chi sta pagando un assegno di mantenimento che potrebbe, a fronte della richiesta del reddito di cittadinanza da parte del soggetto economicamente più debole, farne a meno in tutto o in parte.

Rimango a vostra disposizione per vagliare questioni di interesse da affrontare nelle prossime rubriche e al riguardo potrete scrivermi: dirittoetutela3.0@gmail.com

 

                                                                                                                                                                                                                                                                  Avv. Fulvia Fois

 


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