Si scrive lockdown, si legge prigione: da marzo a giugno ammazzata una donna ogni 48 ore

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L'avvocato Fulvia Fois illustra dati e proposte: triplicati gli omicidi di moglie e compagne nel periodo di lockdown. Donne a tu per tu con il carnefice impedite di cercare aiuto. Numero gratuito 1522 e due app per collegarsi con le forze dell'ordine

È il 9 novembre 2020.
Sono le 5.30 del mattino e nel silenzio dell’alba si sentono quattro spari. 
Un quarantenne ha appena sparato alla moglie, ai loro gemellini di due anni e anche al cane; poi ha rivolto l’arma contro se stesso, uccidendosi.

Quello di Carignano è soltanto l’ultimo caso, l’ultima manifestazione di un fenomeno tristemente noto e di cui ormai siamo paurosamente abituati a sentir parlare, ma che nonostante ciò, ha subito una preoccupante crescita negli ultimi mesi: sto parlando del femminicidio, termine con cui generalmente indichiamo l’uccisione di una donna da parte dell’ex marito o del compagno.
Durante il lockdown ogni 48 ore una donna è morta tra le mani del proprio carnefice. 

Quello che per la maggior parte di italiani è stato un pesante periodo di “vacanza obbligata”, per molte donne si è rivelato essere una vera e propria prigionia: le misure di contenimento adottate nel primo semestre del 2020 al fine di arginare il dilagare dell’epidemia di Covid-19, se da un lato hanno protetto la salute pubblica, dall’altro hanno esposto migliaia di donne alle sevizie, alle violenze, alle percosse e alle mortificazioni dei loro “uomini” e purtroppo i dati che ne derivano sono sconcertanti. 

Secondo l’analisi effettuata dal Dossier Viminale, la coabitazione forzata degli scorsi mesi ha triplicato il numero delle donne uccise: basti pensare che negli 87 giorni di lockdown sono state ammazzate 44 donne, una ogni 48 ore; questo dato, già di per sé atroce, assume risvolti ancora più inquietanti se consideriamo che in periodi, per così dire, “normali” la frequenza dei femminicidi è di circa uno ogni sei giorni.

La quarantena non ha semplicemente chiuso le porte della speranza dietro le spalle di tantissime donne costrette a subire quotidianamente i soprusi del proprio aguzzino, ma ha impedito alle stesse di cercare aiuto.

Occorre infatti considerare che alla paura che affligge comunemente le vittime di violenza, si è aggiunta in questo periodo l’impossibilità concreta di chiedere aiuto: la costante ombra del carnefice ha reso infatti estremamente difficile per moltissime donne rivolgersi ai centri anti-violenza, alle forze dell’ordine o al proprio avvocato, di fatto soffocando ogni fioco barlume di speranza.

Da qualche tempo il legislatore ha dimostrato una notevole sensibilità nei confronti della violenza di genere intervenendo però con strumenti – quali aggravi di pena e nuovi reati - che, seppur assolutamente necessari, non sono di per sé sufficienti a combattere il mostro della violenza.

L’approccio allora è stato più concreto: non solo a livello nazionale è stato istituito il numero gratuito antiviolenza 1522 attivo 7 giorni su 7, 24 ore al giorno ma, in collaborazione con il Ministero dell’Interno e per le Pari opportunità e la Famiglia, sono state elaborate l’AppYouPol e l’App 1522, vediamo meglio come funzionano.

• App YouPol
: si tratta di un’applicazione scaricabile gratuitamente che, nata per segnalare episodi di spaccio e bullismo, è stata poi aperta anche alla violenza di genere.
Questa applicazione permette non solo di chiamare il Numero di Emergenza Unico Europeo (112) o il 113 ma consente altresì agli utenti di inviare in tempo reale alla Polizia di Stato immagini e messaggi. I contenuti inviati sono già geo-localizzati, il che significa che una volta ricevuto il file o il messaggio, gli agenti saranno in grado di comprendere da quale luogo lo stesso è stato inviato 
Non è obbligatorio fornire i propri dati in quanto le segnalazioni possono essere fatte anche in forma anonima e da chiunque: non solo le vittime di violenza ma anche testimoni quali parenti o vicini di casa possono denunciare il fatto rimanendo in totale anonimato.

  • App1522: l’applicazione, evoluzione del sito www.1522.eue della linea telefonica 1522 è scaricabile gratuitamente sia sui sistemi operativi iOS che Android e consente alle donne di chattare direttamente con le operatrici dell’help line o di attivare una chiamata rapida al numero 1522. Si tratta di un’importante novità che dimostra una particolare sensibilità per tutte quelle vittime che, più di altre, faticano a chiedere aiuto, pensiamo ad esempio alle donne affette da mutismo o alle donne straniere che non conoscono bene l’italiano. App1522 è nata proprio per loro

: oltre ad essere fornita di emergenza di luce e segnali sonori, è infatti disponibile in cinque lingue diverse (italiano, spagnolo, arabo, francese e inglese).

Si tratta solo di piccoli passi in un percorso ancora lungo da percorrere e in cui è più che mai necessaria la collaborazione tra giustizia, istruzione e cultura.

Punire i colpevoli, infatti, non basta e resta una misura fine a se stessa se non accompagnata da una revisione del substrato culturale ed educativo in cui vogliamo che i nostri figli, uomini e donne del domani, crescano.

Cambiamo il nostro modo di pensare, sbarazziamoci degli stereotipi di genere, facciamoci portavoce della libertà e soprattutto non perdiamo mai la speranza: denunciamo, sempre.

Professionisti davvero in gamba che vi possono assistere e rappresentare ce ne sono molti e ancor di più agenti delle forze dell’ordine in grado di proteggervi VOI DOVETE SOLO DECIDERE  DI USCIRNE.

Se avete delle domande o semplicemente volete propormi un argomento di cui trattare, potete farlo compilando il form che trovato sul sito www.dirittoetutelafois.com o scrivendomi all’indirizzo email dirittoetutela3.0@gmail.com

                                                                                                                                                                                                                                                        AVVOCATO FULVIA FOIS