Telecamere in abitazione, attenzione a non invadere la privacy altrui

Telecamere in abitazione, attenzione a non invadere la privacy altrui

Il legale del Foro di Rovigo Fulvia Fois affronta la questione della videosorveglianza nei condomini o nelle case private che, per questioni tecniche, riprendono anche porzioni di aree pubbliche o di terzi, come per esempio i vicini

Care lettrici e cari lettori,

questa settimana voglio parlarvi di un argomento che è sempre motivo di insidiosi dissidi di vicinato e che, spesso, porta addirittura alla discussione nelle aule giudiziarie: sto parlando dell’utilizzo delle telecamere di videosorveglianza in abitazioni private o condomini.

La legge italiana prevede che i privati, nell’ambito domesticopossono attivare sistemi di videosorveglianza a tutela della sicurezza di persone o beni senza alcuna autorizzazione e formalità, fermo restando che le telecamere possono riprendere solo le aree di proprietà o di pertinenza del proprietario dell’impianto e, qualora sia inevitabile riprendere parzialmente anche aree di terzi per tutelare adeguatamente la sicurezza propria o dei propri beni, è necessario adottare tutte le misure tecniche per oscurare porzioni di immagini.

Sulla questione è intervenuto ancora una volta il Garante per la protezione dei dati personali, il quale ha affermato che le riprese casalinghe sono sempre ammesse se non interferiscono con il vicinato.

Il Garante afferma infatti che l’utilizzo di impianti di videosorveglianza da parte di una persona fisica a fini esclusivamente personali e domestici, esula dall’applicazione del regolamento europeo sulla protezione dei dati, purché le riprese vengano effettuate esclusivamente in aree dell’abitazione o di sue pertinenze, senza comprendere eventuali luoghi comuni (pianerottoli, cortili, atrio…), luoghi pubblici (strade, marciapiedi…) o luoghi di proprietà altrui (terrazzi, balconi, finestre di altre case) e che i dati raccolti non vengano comunicati a terzi.

In ogni caso, per essere sicuri di esercitare correttamente questo diritto, occorre osservare alcune semplici raccomandazioni del Garante della Privacy.

È innanzitutto opportuno, lo si ribadisce, far sì che le telecamere riprendano solo aree di nostra proprietà e, qualora l’inquadratura dovesse necessariamente comprendere aree pubbliche o di proprietà di terzi, occorre “oscurare” adeguatamente le porzioni di immagini ad esse relative.

Oltre a ciò, nel caso in cui le aree riprese siano interessate da una servitù di passaggio, è buona norma chiedere il consenso del titolare del predetto diritto.

Infine, di fondamentale importanza, è il fatto di non comunicare o diffondere a terzi le immagini riprese.

L’attenzione che si deve prestare è davvero molta, soprattutto se consideriamo che la violazione delle raccomandazioni appena viste potrebbe configurare il reato di interferenze illecite nella vita privata, che punisce con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, mediante l’uso di strumenti di ripresa visiva o sonora, si procura indebitamente notizie o immagini che si svolgono nelle abitazioni o nei luoghi di privata dimora altrui, ovvero nelle appartenenze degli stessi, pena che si applica anche a chi rivela o diffonde le immagini così ottenute.

COSA NE PENSO IO?

Credo che il diritto di ciascuno di sentirsi protetto e di vivere tranquillamente, adottando i dispositivi di sicurezza che ritiene più opportuni, sia assolutamente insindacabile ma vada necessariamente calibrato e commisurato al diritto degli altri di salvaguardare la propria vita privata e i propri momenti di intimità dallo sguardo e dai commenti altrui, oltre che da possibili diffusioni e condivisioni indebite.

Ciò premesso, al di là dei piccoli accorgimenti di cui anche il Garante si è fatto portavoce, ritengo che anche in questo caso sia imprescindibile operare con coscienza e criterio, facendo applicazione del generale senso di rispetto degli altri che dovrebbe accompagnarci ogni giorno in ogni nostra azione.

Se avete delle domande o volete propormi un argomento di cui parlare, potete farlo scrivendomi all’indirizzo e-mail dirittoetutela3.0@gmail.com o compilando il form che trovate sul sito www.studiolegalefois.it.

                                                                                                                                                                                                             AVV. FULVIA FOIS



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