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Aprire la posta arrivata per errore: quali rischi?

Care lettrici e cari lettori, questa settimana affrontiamo un comportamento che molti considerano una “semplice svista”, ma che può comportare profili di responsabilità tutt’altro che trascurabili: aprire la posta che arriva a casa propria, ma che è chiaramente indirizzata a un’altra persona.

Può capitare che la corrispondenza indirizzata ad un soggetto venga erroneamente recapitata ad un’altra persona.

Ma vi siete mai chiesti che cosa si può fare e, soprattutto, che cosa non si deve fare in questi casi?

Il nostro ordinamento tutela in modo rigoroso l’inviolabilità della corrispondenza, delineando profili di responsabilità anche penale per chiunque non rispetti tale limite.

L’art. 616 del Codice penale punisce chi prende cognizione del contenuto di corrispondenza chiusa a lui non diretta, oppure sottrae o distrugge una corrispondenza altrui, con la reclusione fino a un anno o con la multa da € 30 ad € 516.

Affinché il reato si possa configurare, devono sussistere alcuni requisiti: la busta o il plico devono essere chiusi, devono essere indirizzati a un soggetto diverso dal destinatario materiale della consegna e chi li riceve deve aprirli consapevolmente per conoscerne il contenuto.

Non solo.

Perché sorga responsabilità penale, è necessario che il soggetto agisca con dolo generico, inteso come coscienza e volontà di aprire, prendere cognizione, sottrarre o sopprimere la corrispondenza, con la consapevolezza che si tratta di corrispondenza altrui e in mancanza del consenso del titolare.

A nulla rileva che il soggetto agisca per curiosità o per controllo, in quanto ciò che conta è la volontaria assunzione del rischio di ledere la sfera di segretezza e riservatezza altrui.

Oltre a ciò, l’apertura indebita della posta altrui può comportare anche una responsabilità civile.

Infatti, qualora dal comportamento del soggetto derivi un danno concreto (si pensi alla divulgazione di dati sensibili, a conseguenze economiche, a lesioni dell’onore o della reputazione), il soggetto leso potrà agire per ottenere il risarcimento del danno, provando il pregiudizio subito e il nesso causale con l’apertura e l’eventuale diffusione del contenuto della corrispondenza.

Cosa fare, allora, per evitare spiacevoli conseguenze?

Nell’ipotesi non remota in cui della corrispondenza chiaramente destinata a terzi venga recapitata per errore al proprio indirizzo, è sempre bene osservare alcuni semplici accorgimenti.

In primo luogo, è importante non aprire la busta: se è chiaro che non è indirizzata a voi, non procedete all’apertura né alla lettura in trasparenza.

Se il nominativo o l’indirizzo indicato sulla busta non corrispondono al vostro, la mossa più corretta è quella di restituire il plico al servizio postale, segnalando l’errore di consegna oppure, in alternativa, recapitare la busta al vero destinatario, se facilmente individuabile, senza violare il sigillo.

Non fotografare né copiare il contenuto, non condividerlo via chat, social o email: sarebbe una rivelazione di corrispondenza e un trattamento di dati personali senza base giuridica.

In questo modo si rispetta non solo la legge, ma anche la riservatezza e la dignità della persona cui la comunicazione era effettivamente rivolta.

COSA NE PENSO IO?

Questa rubrica ci ricorda che la corrispondenza non è solo “carta in una busta”, ma uno spazio di comunicazione personale che l’ordinamento considera meritevole di forte protezione. Non si tratta di formalismi: aprire la posta altrui, anche se arrivata per errore, significa invadere un ambito di intimità che la legge tutela con sanzioni penali e con la possibilità di un risarcimento civile.

La regola da portare a casa è semplice: se la busta non è indirizzata a voi, non apritela. Un piccolo gesto di attenzione può evitare conseguenze spiacevoli e dimostra rispetto per la privacy altrui.

Avv. Fulvia Fois



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