Chat WhatsApp pubblicate sui social? Ecco cosa si rischia
Care lettrici e cari lettori, questa settimana voglio parlarvi di un argomento davvero particolare, ovvero la pubblicazione sui social di screenshot o trascrizioni di chat WhatsApp private.
Ogni giorno intratteniamo decine di conversazioni con parenti, amici, colleghi ma vi siete mai chiesti se pubblicare sui social gli screenshot di chat private è legale?
In linea generale, la chat WhatsApp può essere considerata una forma di corrispondenza privata, paragonabile a una lettera, a un’e-mail o a un messaggio diretto su altri canali. Questo significa che il contenuto della conversazione è destinato solo agli interlocutori e non a un pubblico indeterminato di persone.
Di conseguenza, pubblicare sui social gli screenshot di una chat privata senza il consenso dell’altra persona può essere illecito, soprattutto se la chat riguarda aspetti personali, familiari, lavorativi o comunque sensibili o se dalla stessa è chiaramente identificabile l’identità dell’altro soggetto.
Ciò significa che la pubblicazione di una chat si social, a seconda dei casi, può esporre a diversi profili di responsabilità sia civile che penale.
Ad esempio, se i messaggi contengono affermazioni denigratorie, insulti o attribuzione di fatti determinati (ad esempio accuse di comportamenti disonorevoli), e vengono diffusi tramite social network, potrebbe ritenersi integrato il reato di diffamazione aggravata ex art. 595 comma 3 c.p.
Oltre a ciò, postare una chat online può costituire un trattamento illecito di dati personali soprattutto se la chat contiene dati personali quali nomi, numeri di telefono, foto, dettagli sulla vita privata, sulla salute o sulla vita affettiva dei partecipanti o se la pubblicazione arreca nocumento all’interessato.
Dal punto di vista civile, la pubblicazione illecita di chat private può comportare un obbligo al risarcimento del danno in favore della parte lesa e ciò ai sensi dell’art. 2043 del Codice Civile il quale sancisce che qualunque fatto doloso o colposo che cagioni ad altri un danno ingiusto obbliga al risarcimento.
Va comunque precisato che il danno, oltre ad essere conseguenza diretta della pubblicazione, deve essere effettivo e provato. In sostanza, il risarcimento non opera in automatico, ma va dimostrata la gravità della lesione e la serietà del pregiudizio come la sofferenza psichica, l’umiliazione e l’emarginazione sociale che la pubblicazione ha determinato nel soggetto.
Ma, allora, cosa può fare il soggetto che vede pubblicata on-line una chat che lo riguarda?
Chi scopre che una propria conversazione privata è stata diffusa sui social senza consenso dispone di diversi strumenti di tutela.
In primo luogo, è possibile inviare una diffida all’autore della pubblicazione, chiedendo l’immediata rimozione dei contenuti e l’astensione da ulteriori diffusioni.
Qualora ciò non dovesse sortire alcun effetto, l’interessato può presentare reclamo al Garante della Privacy, nonché valutare – se sussistono i presupposti – di sporgere formale denuncia-querela o di agire in sede civile per ottenere la rimozione dei contenuti pubblicati e il risarcimento del danno.
COSA NE PENSO IO?
I social ci hanno abituati a pensare che tutto possa essere condiviso, ma il diritto ci ricorda che la libertà di pubblicare incontra un limite preciso: il rispetto della dignità, della riservatezza e dei diritti altrui.
Conoscere le conseguenze che possono derivare dalla pubblicazione di chat online e ricordare che dietro ogni messaggio c’è una persona è fondamentale per usare i social in modo responsabile e rispettoso, tutelando anche se stessi.
Questa è una rubrica di informazione e divulgazione giuridica che ha il solo scopo di voler contribuire a livello sociale alla conoscenza dei propri diritti in quanto è mia convinzione che solo così è possibile tutelarli efficacemente dal punto di vista legale.

