Donne: basta umiliazioni, sessismo e violenze psicologiche! La legge ci tutela

WWW.DIRITTOETUTELAFOIS.COM - L'avvocato Fois alle donne: "Basta umiliazioni, sessismo e violenze psicologiche. La legge ci tutela"

In occasione della festa della donna l'avvocato Fulvia Fois ricorda le tutele del legislatore: il codice rosa in ospedale per le vittime di violenza. La prima risoluzione del consiglio d'Europa sulla violenza ostetrica

 

Care lettrici e cari lettori, 

la rubrica di questa settimana, stante anche l’avvicinarsi dell’8 marzo, si propone come un piccolo dono per tutte le donne, affinché imparando a riconoscere la violenza di genere in ogni sua forma, sappiano reagire e tutelare se stesse e i propri figli.

Come purtroppo sappiamo, anche quest’ultimo anno si è tinto di rosso, proprio come il colore delle scarpe che in piazze, teatri e scuole di tutt’Italia ricordano le centinaia donne vittime di violenza: nel 2020 ben 91 donne, sono state uccise in ambito familiare dal proprio compagno, ex o amante.

Sono dati terribili, resi ancor più cupi dal pensiero che solo tra gennaio e febbraio 2021 sono state 11 le donne a trovare la morte tra le mura domestiche.

Si tratta di numeri terrificanti, così come spaventosi sono i mille volti che la violenza di genere può assumere.

Quando parliamo di violenza contro le donne siamo immediatamente portati a pensare a percosse, schiaffi, minacce, stalking e femminicidi ma, pur essendo vero che queste biasimevoli condotte fungono da spina dorsale del corpo disumano della violenza di genere, è anche necessario prendere coscienza del fatto che questo orribile mostro sa essere molto più subdolo, camaleontico ovvero in grado di cambiare forma e consistenza annidandosi annida anche nei contesti più impensabili.

Pensiamo ad esempio alla violenza ostetrica, per tale intendendosi quella forma di violenza comprendente vessazioni, umiliazioni, costrizioni, subita dalle donne durante il travaglio o il parto.

Si stima che tra il 2005 e il 2019 oltre 1 milione di donne in Italia, ovvero il 21% delle madri con figli da 0 a 14 anni, siano state vittime di violenza ostetrica.

Contrariamente a quanto possiamo pensare, non si tratta semplicemente di inviti energici a tacere al dolore, alle umiliazioni di vario tipo, alle privazioni della privacy o dello stato di abbandono emotivo cui spesso la donna viene lasciata in un così delicato momento, ma si tratta di un fenomeno ben più ampio che comprende anche un utilizzo eccessivo di medicinali e/o pratiche ostetriche non necessarie e spesso attuate senza il consenso della partoriente, che viene quindi privata della propria autonomia e delle capacità di decidere liberamente del proprio corpo e della propria sessualità.

Purtroppo si tratta di un fenomeno sempre più diffuso, al punto tale che nel 2019 il Consiglio d’Europa ha adottato la prima risoluzione per contrastare la violenza ostetrica e ginecologica, invitando gli stati membri a prevedere meccanismi che permettano di effettuare denunce e provvedere all’assistenza alle donne vittime e anchel’Onu ha emanato il primo Rapporto sulla violenza ostetrica, qualificandola come violazione dei diritti umani.

Tuttavia la strada sembra ancora lunga. In Italia non esiste ad oggi una legge sulla violenza ostetrica e ginecologica e mancano completamente strutture di supporto che aiutino le donne ad affrontare il parto e a sostenerne gli eventuali strascichi psicologici.

Ma pensiamo anche ai maltrattamenti o alle molestie sessuali: siamo sicure di sapere davvero di cosa si tratta, di quando si configurano e di come ci si tutela?

Al riguardo la Corte di Cassazione ha chiarito che rientrano nelle molestie sessuali tutti quegli atteggiamenti o vocaboli sessisti, volgari o osceni posti in essere in modo insistente che pregiudicano la salute psicofisica della vittima: pensiamo ad un collega che ci mostra o ci invia immagini o video sessualmente espliciti, o ci costringe ad osservazioni allusive o sessiste, ma pensiamo anche a chi, incontrandoci per strada, si rivolge a noi con epiteti o gesti volgari.

Lo stesso si può dire per il reato di maltrattamenti in famiglia che, contrariamente a quanto possiamo pensare, non riguarda esclusivamente le percosse ma anche le umiliazioni, le vessazioni e le violenze psicologiche che migliaia di donne ogni giorno subiscono anche alla presenza dei figli, considerati vittime e persone offese a tutti gli effetti.

Cambiare si può, e in questo senso il legislatore sembra tenderci la mano cercando di predisporre a livello nazionale una serie di strumenti volti a riconoscere più in fretta i casi di violenza e ad incentivare i contatti tra vittime e centri specializzati o forze dell’ordine.

Dal punto di vista sanitario, ad esempio, sono state adottate specifiche Linee Guida nazionali per le Aziende sanitarie e le Aziende ospedaliere in tema di soccorso e assistenza socio-sanitaria alle donne vittime di violenza, le quali prevedono che qualora gli operatori sanitari rilevino possibili profili di violenza, alla donna deve essere riconosciuta una codifica di urgenza relativa - codice giallo o equivalente - cosìda garantire una visita medica tempestiva (con un tempo di attesa massimo 20 minuti) e ridurre al minimo il rischio di ripensamenti o allontanamenti volontari.

Se alla donna viene assegnato un codice giallo o equivalente si apre uno speciale percorso detto “codice rosa” che prevede che la stessa sia accompagnata in un’area separata che le garantisca protezione, sicurezza e riservatezza e dove, oltre ad essere visitata, sarà anche supportata dal punto di vista fisico e psicologico e messa in contatto, se lo desidera, con i Centri Antiviolenza o le Forze dell’Ordine.

Cambiare si può e si deve. 

Dobbiamo farlo non solo per noi stesse ma anche e soprattutto per i nostri figli, che hanno diritto di crescere con una madre che li ama e che può prendersi cura di loro.

Lo dobbiamo ai nostri figli perché siamo il primo esempio per loro. La tutela è possibile, basta decidere di tirare fuori il coraggio per chiedere aiuto.

Se avete delle domande o volete propormi un argomento di cui parlare, potete farlo scrivendomi all’indirizzo e-mail dirittoetutela3.0@gmail.com o visitando il sito www.dirittoetutelafois.com

                                                                                                                                                                                                                                                               Avvocato Fulvia Fois