È possibile cacciare da casa il coniuge?

Care lettrici e cari lettori, questa settimana voglio parlarvi di un argomento davvero particolare.
Nel corso di un matrimonio, per i più disparati motivi, possono capitare momenti di tensione tra coniugi.
Ecco allora che una frase pronunciata nei momenti di rabbia come “Vattene di casa” o un gesto come quello di cacciare fisicamente di casa l’altro può costare molto caro.
La convinzione di poter disporre liberamente dell’abitazione familiare — magari perché intestata a uno solo dei due — si scontra con una realtà giuridica ben diversa ed ecco che, allora, cacciare di casa il coniuge può diventare molto pericoloso.
Ma vediamo cosa dice la legge al riguardo.
Il Codice Civile contempla tra i doveri nascenti dal matrimonio, anche l’obbligo di coabitazione dei coniugi.
In forza di ciò, normalmente, la coabitazione tra coniugi può cessare solo a seguito di un’esplicita richiesta in tal senso da parte dei diretti interessati e diun provvedimento di autorizzazione del Tribunale a vivere separati.
Molti pensano che il semplice fatto di essere proprietari dell’immobile, legittimi a decidere liberamente chi e quando deve entrare o uscire di casa, coniuge compreso: ma è davvero così?
In realtà no.
Infatti, indipendentemente dal fatto che la casa coniugale sia di proprietà di uno solo di essi, ciascun coniuge ha il diritto a vivere nell’immobile fino a quando non interviene un provvedimento giudiziario che stabilisce il contrario.
Ciò premesso, è evidente che in assenza di un provvedimento del genere, la condotta del coniuge che caccia l’altro di casa o che gli impedisce di accedere alla casa coniugale non può considerarsi lecita, potendo anzi dar vita a diversi profili di responsabilità sia dal punto di vista civile che penale.
Sotto il profilo civile, infatti, il coniuge cacciato potrebbe legittimamente agire chiedendo la reintegrazione nel possesso dell’immobile e dunque di far ritorno nella casa coniugale.
Non solo.
Sotto il profilo penale, la Corte di Cassazione ha sancito che la condotta del coniuge che caccia l’altro di casa o gli impedisce di fare rientro nella stessa, ad esempio facendogli trovare i propri effetti personali sull’uscio o cambiando le serrature delle porte d’ingresso dell’immobile, integra il reato di violenza privata, a nulla rilevandoil fatto che il coniuge sia proprietario dell’immobile o il fatto che lo stesso fosse particolarmente adirato.
Ma tutto questo vale anche nel caso in cui il coniuge sia stato allontanato in quanto aggressivo o violento?
In questo caso, ovviamente, la situazione cambia ma è comunque necessario che il coniuge interessato si adoperi per chiedere formalmente l’allontanamento urgente dell’altro.
COSA NE PENSO IO?
Anche nelle vicende coniugali più conflittuali, la legge non ammette scorciatoie.
Ecco perché è importante conoscere i propri diritti e come esercitarli nel modo più corretto ed efficace, così da tutelare non solo l’altro coniuge, ma anche sé stessi, evitando responsabilità civili e penali che possono compromettere ulteriormente una situazione già delicata.
Avv. Fulvia Fois

