Reato commesso dal figlio minore: che responsabilità hanno i genitori?

Care lettrici e cari lettori, questa settimana voglio parlarvi di un tema che, purtroppo, è sempre più attuale e che, oggi più che mai, tocca da vicino molte famiglie, ovvero la responsabilità — anche penale — dei genitori quando il proprio figlio minore commette un reato.
Troppo spesso si sentono notizie di minori che compiono atti criminosi di vario genere.
Lesioni personali, furti, aggressioni, ma anche revenge porn, minacce e violenze sessuali sono soltanto alcuni dei reati che, quotidianamente, vengono commessi nel nostro Paese da soggetti minori d’età.
Ma come risponde il minore in caso di reato? E che posizione hanno i genitori in tali situazioni?
In tema di responsabilità penale, il nostro ordinamento prevede che il minore che non ha ancora compiuto i 14 anni non è imputabile.
Questo significa che il minore infraquattordicenne non può essere sottoposto a processo penale, indipendentemente dalla gravità del fatto commesso.
Tra i 14 e i 18 anni, invece, il minore è imputabile solo se, al momento del fatto, era capace di intendere e di volere, circostanza che deve essere valutata caso per caso dal giudice, tenendo conto dell’età e del livello di maturità del soggetto.
Se penalmente responsabile, il minore viene giudicato dal Tribunale per i Minorenni.
Ma in caso di reato commesso dal figlio, i genitori rischiano delle conseguenze? E, se sì, quali?
L’art. 27 della Costituzione sancisce che la responsabilità penale è personale, ragion per cui il reato è attribuibile esclusivamente al soggetto che lo ha commesso: ciò significa che i genitori non incorrono in responsabilità penale per il fatto commesso dal figlio.
Anche se la responsabilità penale è soggettiva, va detto che dal punto di vista civilistico, secondo l’art. 2048 c.c. i genitori, anche adottivi, e il tutore sono responsabili del danno cagionato dal fatto illecito dei figli minori non emancipati o delle persone soggette alla tutela che sono con gli stessi conviventi.
Questo significa che in caso di reato commesso dal figlio, i genitori possono essere chiamati a rispondere civilmente per il risarcimento del danno in favore della vittima del reato.
Si tratta di una presunzione di responsabilità, nel senso che spetta al genitore che intende sottrarsi alla responsabilità, dimostrare di non aver potuto evitare il fatto e di aver posto in essere tutte le condotte volte sia ad educare adeguatamente che a sorvegliare il minore, a nulla rilevando l’età dei figli, il contesto in cui il fatto si è verificato o la circostanza che il minore sia più emancipato rispetto ai coetanei.
Sul punto, la Cassazione ha più volte ribadito che la responsabilità dei genitori ex art. 2048 c.c. ha natura di responsabilità oggettiva aggravata, in cui la colpa è presunta e la prova liberatoria è di contenuto particolarmente rigoroso: ciò significa che per liberarsi non è sufficiente dimostrare di aver genericamente educato il figlio ma occorre provare che in concreto sono state adottate tutte le misure idonee a prevenire il fatto specifico.
Ciò premesso, per rispondere alla nostra domanda, i genitori non possono essere ritenuti penalmente responsabili per il reato commesso dal figlio minore, salvo che abbiano avuto un ruolo attivo nella commissione del reato stesso, come ad esempio in caso di concorso.
In ogni caso, anche se non penalmente responsabili, i genitori possono essere chiamati a rispondere civilmente per i danni causati dal reato del figlio minore.
COSA NE PENSO IO?
Questa pronuncia ci ricorda che, anche se legge distingue chiaramente le responsabilità, il ruolo della famiglia nel trasmettere valori, regole e rispetto per gli altri resta centrale.
Educare, vigilare e accompagnare i propri figli non è solo un dovere giuridico, ma un impegno quotidiano che incide concretamente sul futuro dei più giovani e sulla responsabilità dei genitori.
Avv. Fulvia Fois

