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Revenge porn: ecco come proteggersi

Care lettrici e cari lettori, questa settimana voglio parlare con voi di un argomento davvero delicato e interessante ovvero il revenge porn.

Il revenge porn è il nome più comune del reato di diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti,previsto dall’art. 612 ter del Codice Penale che punisce con la reclusione da uno a sei anni e la multa da 5.000 a 15.000 euro chiunque dopo averli realizzati o sottratti, diffonde immagini o video a contenuto sessualmente esplicito e destinati a rimanere privati, senza il consenso delle persone rappresentate.

La stessa pena si applica anche a chi, dopo aver ricevuto o comunque acquisito i contenuti hard, li diffonde senza il consenso del soggetto rappresentato.

Dunque, oggi secondo l’art. 612 ter c.p., viene punito non solo chi diffonde video o immagini pornografiche dopo averle realizzate o sottratte ma anche chi diffonde questi contenuti dopo averli ricevuti (magari dalla stessa vittima).

Purtroppo, negli ultimi anni il fenomeno del revenge porn si è diffuso a macchia d’olio assumendo contorni sempre più allarmanti, non solo per la facilità con cui foto e video vengono condivisi ma anche per la sempre più giovane età delle vittime e per le conseguenze, spesso tragiche, che esso determina.

Proprio per questo, anche il Garante della Privacy ha sentito l’esigenza di intervenire in merito, pubblicando sul proprio sito una scheda informativa dedicata al revenge porn.

L’iniziativa si propone di fornire alcuni importanti accorgimenti da seguire per non rimanere vittima di diffusione illecita di immagini o video a contenuto sessualmente esplicito.

Come prima cosa, il Garante suggerisce di proteggere sempre i propri dati personali.

Molto spesso, infatti, le violazioni della privacy e dell’immagine altrui sono strettamente connesse ad una condivisione non propriamente accorta di contenuti e dati da parte delle vittime sulle piattaforme di messaggistica o sui social network che espone le foto e i video pubblicati al rischio di una condivisione incontrollata, spropositata e illecita.

Per evitare che ciò accada è importante non solo valutare accuratamente cosa condividere on-line e dove condividerlo ma anche proteggere adeguatamente i dispositivi in uso e i file in essi contenuti utilizzando password efficaci e sistemi di crittografia.

Ma non solo.

Il Garante si rivolge espressamente anche ai genitori di minori, ricordando loro di non far utilizzare dispositivi ai piccoli in autonomia, di monitorare le loro attività on-line e di spiegare che è importante non interagire con sconosciuti e diffondere informazioni personali, soprattutto foto e filmati, tramite messaggi e social network.

Nel caso in cui una persona abbia il fondato timore che alcune sue immagini a contenuto sessualmente esplicito possano essere diffuse senza il suo consenso, è possibile presentare – anche se si tratta di persona minore d’età – una segnalazione al Garante compilando il form disponibile sul sito indicando le piattaforme di condivisione di contenuti attraverso le quali si teme la diffusione, nonché le ragioni che fondano il timore di poter essere vittima di revenge porn.

Dopo la presentazione della segnalazione, verrà inviato un link su cui la vittima dovrà caricare le immagini o i contenuti sessualmente espliciti dalla cui divulgazione ci si intenda tutelare.

Il Garante, in presenza dei presupposti indicati dalle norme di riferimento, adotterà un provvedimento, che sarà notificato alle piattaforme coinvolte nel tentativo di contrastare la temuta diffusione.

Ultimo, ma non certo meno importante strumento è il servizio di segnalazione online che permette all’utente di segnalare un episodio di revenge porn semplicemente cliccando sul link messo a disposizione.

COSA NE PENSO IO?

Credo che l’idea di informare le vittime degli strumenti che hanno a disposizione per tutelarsi sia più che ammirevole ma sono anche convinta che per combattere un fenomeno è necessario intervenire non tanto sulle conseguenze negative quanto piuttosto sull’origine dello stesso, educando al rispetto dell’altro partendo dai piccoli gesti e dalle scelte quotidiane come, ad esempio, quella di non essere complici e di cancellare e non diffondere eventuali immagini o video che dovessero esserci inviati.



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