Tfr e fondo pensione spettano anche al coniuge separato o divorziato?

Tfr e fondo pensione spettano anche al coniuge separato o divorziato?

L'avvocato Fulvia Fois del Foro di Rovigo affronta un argomento che contiene profili a volte difficilmente interpretabili per via di un silenzio legislativo

Care lettrici e cari lettori,

questa settimana voglio parlarvi di un argomento in merito al quale ricevo sempre molte domande e richieste di chiarimenti, soprattutto a fronte di silenzi legislativi che rendono quantomeno difficilmente interpretabili alcuni profili della questione.

Oggi ci occupiamo di un particolare aspetto patrimoniale attinente alla separazione e al divorzio, ovvero il diritto al percepimento di una quota del Trattamento di fine rapporto, il cosiddetto Tfr o liquidazione, o di Fondo pensione da parte del coniuge separato o divorziato.

L’art. 12 bis della L. n. 898 del 1970 prevede che il coniuge divorziato, titolare di un assegno di divorzio, ha diritto ad una quota del Tfr percepito dall’altro all’atto della cessazione del rapporto di lavoro.

Tale quota corrisponde al 40% dell’indennità percepita, seppur con esclusivo riferimento agli anni in cui il rapporto di lavoro è coinciso con il legame matrimoniale.

Ciò premesso, per capire se il nostro ex partner ha diritto a percepire una quota del nostro Tfr, dobbiamo prendere uno specifico riferimento temporale e verificare se la nostra situazione può essere ascritta ad un momento precedente o successivo tale riferimento.

La linea di confine tra il diritto a percepire una quota dell’indennità o meno è segnata dal momento della proposizione della domanda di divorzio.

Infatti, se il Tfr viene a maturare al momento della proposizione della domanda introduttiva del giudizio di divorzio o successivamente ad essa, il coniuge può legittimamente chiedere che gli venga riconosciuta una parte dello stesso, sia nel caso in cui il Tfr venga liquidato nel corso del procedimento di divorzio, sia nel caso in cui venga liquidato dopo il passaggio in giudicato della sentenza di divorzio, distinguendosi le due ipotesi unicamente per le modalità con cui il coniuge può far valere il proprio diritto.

Di converso, se il Tfr è maturato prima della domanda di divorzio, cioè durante la convivenza o la separazione, il coniuge non potrà avanzare alcuna pretesa in merito.

Ne deriva che, mentre il coniuge separato non ha alcun diritto di percepire una quota del Tfr, il coniuge che abbia depositato la domanda di divorzio, che si trovi nel corso di un procedimento di divorzio o a fronte di una sentenza di divorzio, ben potrà chiedere il 40% del Tfr percepito dall’altro.

Occorre però fare attenzione e ricordare che se durante il rapporto di lavoro il coniuge ha chiesto anticipazioni del Tfr, allora queste anticipazioni non potranno essere calcolate per determinare la somma dovuta dall’altro.

E se, invece, parte del Tfr è stata accantonata in un Fondo Pensione, il coniuge divorziato può pretenderne una parte?

La giurisprudenza si è pronunciata molto chiaramente al riguardo stabilendo che il diritto del coniuge divorziato alla quota del Tfr non si estende alle somme che sono state destinate ad un fondo di previdenza complementare in quanto gli importi accantonati su fondo pensione non vengono riscossi alla cessazione del rapporto di lavoro e non sono riconosciuti come liquidazione ma come pensione integrativa, esulando dunque dalla nozione di “indennità di fine rapporto” di cui all’art. 12 bis della l. 898/70.

COSA NE PENSO IO?

Credo che il fatto di riconoscere il diritto a percepire una quota di Tfr esclusivamente al coniuge divorziato sia ingiustamente discriminante per tutti coloro che, seppur siano rimasti sposati per decenni, non possono beneficiare di questa quota, ad esempio perché il coniuge ha maturato l’indennità prima della proposizione della domanda di divorzio.

Anche se la giurisprudenza parte dal presupposto che il Tfr maturato durante la convivenza o la separazione sia stato utilizzato per soddisfare i bisogni della famiglia o sia stato computato nel determinare l’ammontare del mantenimento, in realtà non sempre è così, ragion per cui credo sarebbe opportuno prestare maggior attenzione anche a queste ipotesi onde evitare ingiustizie.

Questa è una rubrica di informazione e divulgazione giuridica che ha il solo scopo di voler contribuire a livello sociale alla conoscenza dei propri diritti in quanto è mia convinzione che solo così è possibile tutelarli efficacemente dal punto di vista legale.

Se avete delle domande o volete propormi un argomento di cui parlare, potete farlo scrivendomi all’indirizzo e-mail dirittoetutela3.0@gmail.com o compilando il form che trovate sul sito www.studiolegalefois.com.

Avv. Fulvia Fois

 



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