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Violenza nelle relazioni di coppia: uscirne è possibile

Care lettrici e cari lettori, questa settimana voglio affrontare un tema doloroso ma che, purtroppo, è più che mai attuale: la violenza nelle relazioni di coppia.

I recenti fatti di cronaca ci ricordano, purtroppo, che non si tratta di episodi isolati, ma di un fenomeno radicato, che attraversa tutte le fasce sociali e che spesso si consuma “silenziosamente” senza essere riconosciuto.

Per questo, è importante sapere quali condotte possono essere sintomo di violenza, così da poterle riconoscere in tempo.

A questo riguardo, va precisato che la violenza non è fatta soltanto di aggressioni fisiche ma può assumere altre forme molto subdole.

Pensiamo ad un soggetto che umilia la vittima, la controlla, la isola – impedendole di uscire, di lavorare o di intrattenere rapporti con parenti e amici – o le impedisce di avere una propria autonomia economica.

Ma pensiamo anche al caso in cui nella coppia si consumino rapporti sessuali non consensuali o imposti, minacce o altri comportamenti persecutori che generano nella vittima ansia, paura, e limitazione della propria libertà personale.

Al fine di punire queste condotte, il nostro ordinamento prevede diverse fattispecie di reato tra cui i maltrattamenti contro familiari e conviventi, lo stalking, il reato di violenza sessuale o il reato di lesioni personali, minacce, sequestro di persona, e altri reati che spesso si intrecciano nelle vicende di violenza di genere.

Negli ultimi anni il legislatore è intervenuto più volte per rafforzare la tutela delle vittime, introducendo misure di protezione più rapide, aggravando le pene e prevedendo percorsi specifici anche per gli autori di reato, nella consapevolezza che la prevenzione passa anche dal contrasto alla recidiva.

Oggi l’ordinamento mette a disposizione diversi strumenti di tutela tra cui l’allontanamento d’urgenza dalla casa familiare, quando sussiste un grave e attuale pericolo per l’incolumità della vittima o il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa, che impedisce all’autore di avvicinarsi alla vittima, alla sua abitazione, al luogo di lavoro o ad altri luoghi abitualmente frequentati.

È importante sapere che la vittima non è sola nel percorso di denuncia: può rivolgersi alle forze dell’ordine, ai pronto soccorso, ai centri antiviolenza, agli avvocati, ai servizi sociali, trovando interlocutori formati per accogliere e gestire situazioni di questo tipo.

Se temete di essere vittime di violenza, o se avete il sospetto che lo sia una persona a voi vicina, è importante sapere che esistono numeri e servizi dedicati, gratuiti e attivi 24 ore su 24.

Il numero nazionale antiviolenza e stalking 1522 offre ascolto, consulenza e indicazioni sui centri antiviolenza e sulle case rifugio presenti sul territorio, così come anche l’App 1522 che permette di comunicare in modo silenzioso con operatrici specializzate senza il rischio di essere ascoltate.

Rivolgersi tempestivamente a questi servizi permette di essere accompagnati in un percorso di protezione, di supporto psicologico e, quando necessario, di assistenza legale, senza affrontare da soli una situazione così complessa e dolorosa.

Non solo.

Ci tengo a ricordare che la violenza contro le donne non è un “fatto privato” della coppia o della famiglia.

Spesso chi subisce violenza si trova in una condizione di paura, dipendenza economica o emotiva, vergogna, e fatica a chiedere aiuto.

Proprio per questo, anche chi sta attorno a situazioni di potenziale violenza deve disporre degli strumenti per riconoscerla e saper intervenire al fine di rassicurare la vittima, convincerla a confidarsi e ad agire tempestivamente per la propria tutela.

COSA NE PENSO IO?

Gli strumenti di tutela previsti dal nostro ordinamento esistono e, negli ultimi anni, sono stati rafforzati, ma spesso non bastano se non sono accompagnati dalla consapevolezza dei propri diritti e dalla capacità di riconoscere la violenza fin dalle sue prime manifestazioni, anche quando non lascia lividi.

Per questo è fondamentale informarsi, non isolarsi e chiedere aiuto.

Avv. Fulvia Fois



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