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Passeggero in auto senza cintura: è possibile chiedere il risarcimento del danno?

Care lettrici e cari lettori, oggi voglio parlare con voi di un argomento davvero interessante e per nulla scontato e in merito al quale anche la Suprema Corte di Cassazione si è più volte pronunciata.

In particolare, la domanda a cui voglio dare una risposta è: il passeggero che viaggia in auto senza cintura di sicurezza ha diritto ad ottenere il risarcimento del danno nell’ipotesi di sinistro stradale?

Per dare risposta al nostro quesito occorre in primo luogo considerare che, affinché un danno possa essere risarcito, è necessario che sia provato il collegamento diretto tra lo stesso e la condotta attiva o omissiva del soggetto nei confronti del quale il danno viene richiesto.

Questo collegamento viene definito nesso di causalità e consiste, per l’appunto, nella prova del fatto che il danno è stato determinato da un certo soggetto.

Ciò premesso, occorre considerare che anche la condotta tenuta dal terzo trasportato può incidere sul nesso causale.

Ad esempio, la giurisprudenza è più volte intervenuta affermando che costituisce una condotta colposa idonea ad incidere sul nesso causale, il fatto che il terzo trasportato non ha indossato le cinture di sicurezza.

In questa ipotesi, se il danno subito dal passeggero poteva essere evitato grazie alle cinture di sicurezza, allora il risarcimento spettante al soggetto danneggiato dovrà necessariamente essere ridimensionato.

Sul punto, anche la Suprema Corte è più volte intervenuta ricordando che l’art. 172 del Codice della Strada impone l’uso delle cinture di sicurezza senza distinzione tra sedili anteriori e posteriori e che l’omissione di tale obbligo costituisce comportamento colposo rilevante ai fini della responsabilità civile e legittima la riduzione del risarcimento.

Da ultimo, la Cassazione è intervenuta su un caso davvero particolare, pronunciando un’ordinanza (Cass. Civ., n. 26656/2025) che ha fatto molto discutere.

Il caso è quello di un uomo che, dopo aver riportato delle lesioni a seguito di un incidente stradale occorso mentre si trovava come passeggero a bordo dell’auto condotta da un amico, ha chiesto il risarcimento del danno al guidatore dell’altro veicolo coinvolto.

In primo e in secondo grado la pretesa risarcitoria dell’uomo viene rigettata e la questione giunge fino alla Corte di Cassazione che, a sua volta, rigetta il ricorso.

Secondo i Giudici, infatti, le lesioni subite dal passeggero erano state determinate esclusivamente dalla sua condotta imprudente e in particolare dal fatto che lo stesso non avesse indossato la cintura di sicurezza, mentre nessun addebito poteva essere mosso ai conducenti dei veicoli coinvolti.

Non solo.

Il riconoscimento o meno del diritto del terzo trasportato senza cintura ad ottenere il risarcimento del danno dipende anche dalla dinamica dei fatti e dal soggetto nei cui confronti viene fatta valere la pretesa risarcitoria.

Nel caso di specie, l’uomo ha chiamato in giudizio esclusivamente il conducente dell’altra auto coinvolta e l’assicurazione: tali soggetti, tuttavia, non avevano alcuna responsabilità in merito al mancato utilizzo del dispositivo di sicurezza e, di conseguenza, non essendo responsabili del danno subito dal ricorrente, non potevano essere chiamati a risarcire il danno subito.

Diverso sarebbe stato l’esito nel caso in cui il ricorrente avesse citato in giudizio anche il guidatore dell’auto su cui viaggiava.

Sul conducente, infatti, grava l’obbligo di verificare che tutti i passeggeri indossino la cintura e se non lo fa, deve essere considerato come corresponsabile delle lesioni subite dal passeggero, con conseguente obbligo al risarcimento del danno (seppur parziale) nei suoi confronti.

COSA NE PENSO IO?

Credo che in goni ambito della vita ciascuno debba essere responsabile di se stesso, assumendosi le conseguenze delle proprie azioni.

Per questo ritengo che l’impostazione adottata dalla Suprema Corte sia assolutamente condivisibile e ciò anche al fine di evitare che qualcun altro sia chiamato a rispondere per errori che potevamo evitare.

Avv. Fulvia Fois



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