Togliere lo smartphone ai figli per punizione è reato?

Care lettrici e cari lettori, oggi voglio parlare con voi di un tema davvero particolare di cui si discute spesso ma, probabilmente, non nella prospettiva che vi voglio proporre oggi.
Sono sicura che nella quasi totalità delle famiglie ogni figlio ha ricevuto, almeno una volta nella vita, una punizione da parte dei genitori per un brutto voto a scuola, per un cattivo comportamento o per disobbedienza.
Le punizioni, nel corso del tempo, come tutti noi sappiamo, sono andate via via evolvendosi e mutando oggetto.
Si è passati negli anni a privare il figlio dell’uscita settimanale alla mancia per poi arrivare al divieto dell’uso dei videogiochi. Ogni genitore era a conoscenza di ciò che era più caro al proprio figlio e sapeva esattamente come e dove colpire.
Ma oggi, se vogliamo prendere in considerazione una punizione adeguata, dobbiamo molto probabilmente cercarla nella sottrazione dello smartphone e nella possibilità da parte dei nostri figli di accedere per qualche tempo ai tanto amati social network.
In effetti, se ci si pensa, gli smartphone sono diventati parte integrante della nostra vita e delle nostre giornate e di quelle dei nostri figli: la necessità di “scrolling” è invadente.
La facilità con cui lo smartphone permette di tenere i contatti con il mondo esterno, la rapidità di accesso alle notizie provenienti da ogni angolo del mondo e l’immediatezza dei feedback ricevuti dall’esterno, rendono i nostri telefoni cellulari molto più di semplici strumenti di comunicazione, divenendo anzi strumenti di evasione dal mondo reale oltre che di divertimento.
Proprio per questo, molto spesso i genitori scelgono di privare i propri figli dello smartphone ritenendola una giusta punizione per ottenere, ad esempio un miglior rendimento scolastico, un gergo meno maleducato o una maggiore partecipazione famigliare.
Ma questa modalità di educare produce qualche effetto reale migliorativo?
Ebbene, non si fa fatica a pensare che questo tipo di privazione possa aver dato origine da parte dei figli a delle reazioni, ma il più delle volte non sono quelle desiderate dai genitori.
Infatti, vi sono stati diversi casi in cui i figli hanno deciso di denunciare per maltrattamenti i genitori che avevano staccato loro la connessione internet o che li avevano privati del telefono cellulare.
Ma questo comportamento è legale, oppure sottrarre lo smartphone ai propri figli costituisce reato?
Vediamo insieme cosa dice la legge.
Innanzitutto, dobbiamo sottolineare che affinché il reato di maltrattamenti in famiglia possa dirsi integrato, è necessario che vi siano più condotte – siano esse attive o omissive – di natura fisica o psicologica.
In altre parole, un singolo episodio di punizione, estemporaneo ed isolato, non potrebbe essere sufficiente a configurare reato, a meno che la punizione sia particolarmente aggressiva o violenta.
In secondo luogo, presupposto necessario perché si possa parlare di maltrattamenti è che le condotte poste in essere abbiano determinato nella vittima uno stato di frustrazione, prostrazione o soggezione psichica o fisica.
Ne consegue che, di per sé, il solo fatto di privare i figli del telefono cellulare a scopo punitivo non costituisce reato.
Tuttavia, nel caso in cui la punizione venga ad inserirsi in un più ampio scenario di reiterati soprusi, angherie e privazioni che hanno effettivamente inciso sulla salute psico-fisica dei figli, allora la stessa può essere valutata diversamente.
Va comunque specificato che nella valutazione del fatto occorre necessariamente considerare anche le ragioni sottese alla decisione dei genitori come, ad esempio, il fatto di voler garantire una maggior concentrazione del figlio nello studio o di proteggerlo da un uso scorretto dello stesso e della rete.
COSA NE PENSO IO?
Credo che la tematica di oggi coinvolga molte famiglie e inevitabilmente importanti interessi contrapposti: da un lato, infatti, vi è il dovere educativo dei genitori e dall’altra il bisogno dei ragazzi di sentirsi sempre connessi e autonomi.
Per esperienza personale posso dire che ho sempre preferito creare con i miei figli un dialogo costruttivo in cui non c’è mai stato bisogno di privarli di alcunché per educarli, seppur qualche presa di posizione l’abbia certamente presa anch’io nei loro confronti quando è stato necessario. Ho sempre cercato di far prevalere la costruzione di comportamenti in linea con i valori familiari senza voler imporre la privazione quale strumento di potere e imposizione nei loro confronti. Tuttavia, mi rendo certamente conto che non sempre è facile gestire i figli nel loro interesse in quanto il ruolo di genitore é tra i più difficili al mondo.
Avv. Fulvia Fois

